Recensioni

7.5

La fascinazione per gli anni ’80 è una croce che ci portiamo sulle spalle ormai da anni: parte di un più ampio corso internazionale che ha abbracciato immaginario e sonorità, anche il nostro paese ha riscoperto negli eighties un’età dell’oro plasticosa e – più o meno – cotonata (Tommaso Paradiso, stiamo parlando di te). Nonostante i contorni del nuovo lavoro a firma Il Quadro di Troisi lo presentino come ispirato dalle medesime coordinate, il disco è una ventata di aria fresca e stimolante – e non soltanto se paragonata a un certo lezzo di ciò a cui lo stiamo accostando. Il progetto di Donato Dozzy e Eva Geist (Andrea Noce) si muove ancora una volta su terreni lontani dalle piste da ballo – come già faceva Sintetizzatrice, con la collaborazione di Scaramuzzi con Anna Caragnano – e approfondisce il legame tra suono e voce, questa volta portandolo a un vero e proprio picco cantautorale, sospeso tra i moti circolari dell’elettronica del produttore e la voce traslucida di Andrea Noce.

C’è un fiume lavico che scorre sotterraneo e cresce senza esondazioni, accompagnando il panorama disegnato dai testi (quasi tutti di Geist, eccezion fatta per la conclusiva L’ipotesi) al confine tra sogno e lucida realtà. Il lavoro sulla reiterazione, che da sempre è il fulcro dell’opera di Dozzy, viene qui messo a servizio di un’opera che riflette sul synth pop, sull’italodisco, ma affonda le proprie radici anche nelle strutture kraut teutoniche e in un panorama industrial che fa capolino in più di un episodio. La morbida chitarra de Il Giudizio accompagna un beat che si fa sempre più consistente grazie a una sezione ritmica (basso e batteria) acustica che si inserisce a supportare le immagini vivide ma inafferrabili della lirica. Beata è un gioiellino che mescola i Throbbing Gristle più potabili (altezza Hot on Heels of Love) e i panorami da classifica di Gazebo (non a caso, anche in questo lavoro c’è lo zampino di Paolo e Pietro Micioni e della loro Twilight). Questo tuttavia è un disco pop senza essere pop: o meglio, è un pop di ricerca al quale non siamo forse più abituati. Viene in mente, per forza, Battiato e la collaborazione con Alice. Eva Geist però è meno teatrale nel suo canto che è tiepido e a tratti sussurrato (Non Ricordi, On the Site – disponibile solo nella versione fisica in uscita il 13 novembre); ci guida prendendo la forma ora di ninnananna (Se Ne Va), ora di invocazione (Intenzioni), e trasporta in territori mistici dai tratti orientali. Real riporta alla mente i suoni di un dancefloor rilassato, filtrato da porte socchiuse. Nonostante qualche calo di tensione ed episodi di passaggio, che tuttavia sono parte della corrente alternata del lavoro, le nove tracce (più una) costituiscono un discorso di una coerenza stilistica sorprendente e dalla – consueta – qualità produttiva elevatissima.  

È un disco che riesce a raccontare storie senza predicati, ma che tuttavia non risulta pomposo nell’aggettivazione. Quadrati e quasi marziali, gli arrangiamenti di Dozzy sorreggono visioni eteree e permettono loro di esprimersi. Il Quadro di Troisi è quindi sì un omaggio a interi decenni di musica italiana, alle contaminazioni da essa accolte e da essa provocate, ma è anche la dimostrazione della qualità internazionale dei due, che pure non aveva bisogno di conferme. Se solo questo fosse lo standard del fare musica pop in Italia…

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette