• Nov
    03
    2017

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Border Community

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Passato nell’arco di 18 anni da solitarie melodie digitali in 4/4 composte in coda ai 90s e avvolte nei colori di una cinematografia à la The Beach a un’avventura totalmente live ispirata da un viaggio in Marocco (assieme a Floating Points) e registrata in un’unica take con una band in carne ed ossa, possiamo dire, parafrasando le parole dello stesso producer, che James Holden abbia cambiato il colore della pelle, il taglio dei capelli, alternato la corrente, capovolto il metodo compositivo e riavvolto il nastro su musiche che ascoltava suo padre, mantenendo intatta, allora come oggi, un’idea del comporre come viaggio, scoperta, incanto e avventura.

Dalla trance di Horizons / Pacific nel 1999 (singolo d’esordio pubblicato da Silver Planet e distribuito da INCredible, label legata alla Sony che è stato uno degli hit neo prog house di quell’anno) alla trance degli Animal Spirits nel 2017, il cerchio idealmente si chiude e la metafora del caso potrebbe essere quella del sopracitato film con DiCaprio protagonista (e che chiudeva a sua volta con il decennio dei rave, delle summer of love e dei sogni plastici e molto 70s del Big Beat), con Holden all’inizio nei panni del protagonista vacanziero in rotta verso Bangkok e alla fine in quelli di uno degli hippy autarchici dell’esotica isola, prima dell’arrivo degli “invasori”. E’ il contrappasso del caso, ma anche un ricorso all’interno di una storia che s’inserisce in un più ampio contesto di producer approdati al “suonato” e al folk alle “origini del mondo” (vedi anche le peregrinazioni di Ernestus e Von Oswald), una via che nel caso di Holden coincide prima con una immersione/ossessione per i synth modulari (controller e sequencer autocostruiti al seguito) e poi con il tentativo di afferrare qualcosa di estraneo alle musiche occidentali, ripensandolo alla luce della lezione di un minimalista innamorato dell’India – Terry Riley – e ricavandosi da questi presupposti un proprio spazio sonoro come terreno da condividere con altri musicisti (Outdoor Museum of Fractals con il percussionista di tablas Camilo Tirado).

Secondo la sua – ironica – definizione, il nuovo disco vuole approdare a dei “synth-led folk-trance standards”, e in pratica questi nuovi classici riprendono l’idea di raga rileyiano dai rimandi prog-rock del precedente The Inheritors trasformandoli in qualcosa di corale, ancestrale, decisamente world e anche piuttosto jazz(rock). Tra le fascinazioni a latere: certi King Crimson molto Peter Sinfield, cavalcate Jethro Tull stemperate nell’oppio, fumate di Matching Mole e vaghe arie da hippismo Kevin Ayers style; mettici anche sax vagamente Andy Mackay altezza debut Roxy Music fino a certo jazz rock di Chicago intorno Tortoise. Sono tutte influenze molto subliminali, chiaro, anche perché quelle contenute nell’album sono semplicemente free jam guidate dall’irradiante possanza dei synth holdeniani, qui in dronanza background, lì in circolarità floreali.

In altre parole, gli Animal Spirits sembrano gli Zombie Zombie in versione primitivista (il sassofonista Etienne Jaumet non a caso è membro di quella band), e quest’esordio è in definitiva un disco onesto, fatto senza sovrasturtture o macchinazioni intellettuali, ma anzi pensato proprio con l’urgenza della take 1 (and only take), dell’improvvisazione su canovaccio. Un disco così potrebbe aspirare allo status di pepita perduta dei primi 70s, tuttavia, rispetto alla magia del precedente Inheritors, oltre a dire di musicisti sufficientemente affiatati e di qualche momento trascinante (la title track), il risultato finale non è nulla di imperdibile. Nessun rapimento vero, niente per cui trovarci sottotesti particolari, niente virtuosismi con i quali (eventualmente) trastullarsi o microfonazioni particolari che restituiscano qualcosa in più a livello di grana sonora e/o interplay complessivo. Dunque è un’operazione apprezzabile soprattutto all’interno del percorso e della carriera del produttore, qui alle prese con una nuova creatura che sicuramente godrà di maggiore spendibilità live che discografica.

6 Novembre 2017
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