Recensioni

6.5

In genere, un percorso solista, nelle innumerevoli vesti – side-project, moniker, one man band o altro ancora – in cui può esserci presentato, dovrebbe configurarsi come un’opportunità che consenta all’autore, se già affermato come leader o semplice componente di una band, di ampliare il proprio raggio d’azione, di dare libero sfogo alla sua creatività laddove questa risulti soffocata – o limitata – nel contesto in cui egli è solito muoversi. Ebbene, Jeff Tweedy, nelle sue digressioni da capobanda e principale compositore dei Wilco, è sembrato finora non avere troppo interesse a prendere le distanze dalla sua creatura, e anzi ha sempre dato l’impressione di intendere il proprio lavoro in solitaria come un’appendice di quanto fatto (e, si spera, continuerà a fare) con la band di Chicago. O forse – ed più probabile – è quest’ultima a non poter prescindere dal suo tocco.

Non fa eccezione questo WARM, registrato negli studi Loft di Chicago, con la presenza di Glenn Kotche e Tom Schick, e che arriva a un anno di distanza da Together At Last, raccolta con cui il Nostro rivisitava in chiave acustica brani proprio dei Wilco, così come non facevano eccezione i suoi lavori sotto le sigle Tweedy (insieme al figlio Spencer, impegnato alla batteria e presente come ospite anche questa volta), Loose Fur e Golden Smog, o le collaborazioni con altri artisti su singoli brani o su porzioni di album (si ascolti, ad esempio, l’ultima fatica in studio di Mavis Staples risalente a un anno fa, ma che presto sarà rinverdita dalla pubblicazione di un live).

Quindi, che dire? Niente che non sia già stato detto, tranne che – come al solito – è la qualità delle canzoni il punto dirimente. E in questo, il buon Jeff si conferma songwriter di livello sopraffino che migliora col passare del tempo (qui ci starebbe di interrogare Google per il parallelo con un whiskey eventualmente prodotto nell’Illinois, ma la cosa non sarebbe un granchè originale: comunque il senso è quello). Lo dimostra quel piglio alt-folk apparentemente morbido e accondiscendente ma celante il proverbiale “embolo” che può schizzare in qualsiasi momento in direzioni impossibili da prevedere. Proprio come un disco dei Wilco, appunto. Certo, meraviglie come l’epico Yankee Hotel Foxtrot o l’oscuro A Ghost Is Born sono difficili (impossibili?) da replicare, e forse l’ultimo grande lavoro riconducibile alla casa madre di Tweedy (The Whole Love) risale all’inizio di questo decennio, ma il timbro ruvido, riflessivo, malinconico, in contrasto con (ehm) il calore degli arrangiamenti e delle sonorità che hanno caratterizzato vent’anni e passa di carriera di uno dei gruppi più importanti della nostra epoca, rende WARM un album quantomeno degno di nota. Se sarà sufficiente a salvare il rock and roll non lo sappiamo, per adesso limitiamoci a non scartarlo a priori quando – a breve – stileremo le classifiche di fine anno.

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