Recensioni

Jessy Lanza è ormai la cosa più simile ad una pop star che Hyperdub possa vantare nel proprio catalogo. Con alle spalle una generosa attività live, la timida e schiva artista canadese torna con il sophomore Oh No, a tre anni di distanza dall’esordio Pull My Hai Back che l’aveva proiettata praticamente dal nulla (aveva in precedenza all’attivo solamente una comparsata in Beach Mode di Ikonika) in cima alle preferenze degli amanti di area post-dubstep, e dunque di tutte le frange future r&b varie che da Aaliyah hanno portato fino a FKA Twigs e Kelela.
Il concept del disco appare straordinariamente limpido: Jessy s’innamora e si sente in dovere di raccontarne tutte le relative ansie e sfumature, ma nel frattempo sviluppa un insopprimibile fastidio per lo smog urbano; l’ovvia soluzione è riempirsi la casa di piante e travestirsi da Adele Bloch Bauer di Klimt, avvolgendosi in trapunte paillettose e sberluccicanti (vedi cover). Richiamare Jeremy Greenspan dei Junior Boys e registrare un disco nel proprio salotto riadattato a serra è l’annunciata conclusione di una catarsi eco-amorosa new age che riesce a regalare, ancor più rispetto al bell’esordio, un godibile tour in quelle che sono le molteplici influenze musicali di Jessy; la formazione jazz e l’amore per l’r&b a cavallo tra 80’s e 90’s (Sade, Janet Jackson, Mariah Carey, Aaliyah), la garage di Chicago e quella britannica, il J-pop e la Yellow Magic Orchestra, più un certo minimalismo di fondo che asciuga il composito calderone verso un impasto sonoro ricco sì, ma sempre estremamente sobrio.
It Means I Love You, primo singolo estratto, costituisce invece una nuova e riuscita incursione in ritmiche mutuate dalla footwork (la precedente era l’ottima You Never Show Your Love con Spinn, Taso e il compianto Rashad), per cui su un ballabilissimo tappeto percussivo made in Chicago s’inseriscono evanescenti e fumosi synth a sostenere la voce (qui particolarmente girlish, quasi a là PC Music) di Jessy, che ripete due frasi in croce ma risulta al solito irresistibile. Il relativo video, che riprende la cover del disco, la vede danzare tra i riflessi dorati della sua ormai inseparabile copertina, prima en plein air in mezzo alle nebbie dei campi e poi in una serra che sembra il bagno di Poison Ivy (ma per quanto detto potrebbe anche essere il suo). Impossibile non amarla.
Jessy insomma va avanti per la sua strada, autrice di un pop dalle melodie ovviamente catchy ma mai prevedibili né del tutto spensierate. Continuerà a piacere tanto agli ascoltatori più club-oriented quanto a chi ultimamente si strugge per il nuovo album di James Blake, e lo farà senza essersi snaturata: sa da dove viene, e anche dove sta andando.
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