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John Frusciante non è ancora uscito dal suo personalissimo tunnel di retromanie acid. Non lasciamoci ingannare dal fatto che questo disco sia stato firmato a suo nome: abbiamo tra le orecchie un lavoro al 100% Trickfinger. Quindi niente ritorno a chitarra (che lui sostiene ormai di suonare solo per «tenersi in esercizio») e a quella voce stortina e biascicata che i suoi irriducibili fan – chi scrive compreso – tanto amano. No, dobbiamo immaginarcelo ancora sepolto in mezzo ai suoi synth da nerd, con quel piglio un po’ autistico che fa pensare al Thom Yorke altezza Kid A quando si prendeva male con le melodie e voleva solo ritmo, ritmo, ritmo. 

Insomma, sono tracce che corroborano definitivamente l’idea che – come lui stesso ha confermato in un’intervista recente – in fondo Frusciante si senta più un batterista che un chitarrista al momento. In quest’ottica sono da leggere tutti gli scampoli di breakbeat, jungle, e acid-house che sfrigolano compulsivamente per tutto il disco (e per tutta la sua produzione più elettronica). Poi capita che qua e là faccia di nuovo capolino il senso melodico che è da sempre – insieme alla sua innocente imprevedibilità – la cosa più bella della produzione solista di John. Tipo in Brand E, con le sue strobo 80s, o nella coda di Flying, che però resta per quasi tutta la sua durata una rapsodia ipercinetica, praticamente un tarlo imbottito di anfetamine e infilato nell’orecchio. 

C’è anche tanta storia in Maya, perché non dimentichiamoci che ancora prima che musicista Frusciante è un super nerd, che studia ossessivamente la musica tutta. E allora ecco che le sparute lande androidi di Pleasure Explanation nei loro momenti più calmi suonano quasi autechriane. Poi affiorano retaggi di autostrade kraftwerkiane (l’intro di Blind Aim) e scampoli glitch (Amethblowl), oltre allo spiritello dell’Aphex Twin di Drukqs che anche questa volta stende la sua manina su tutto. Poi ogni tanto arriva pure la sorpresina: a volte Frusciante gioca auto-campionandosi la voce e smarmellandola come accade in Blind Aim e Amethblowl, oppure pescando qualcosina che potrebbe inizialmente far pensare a un pezzo hip hop (vedi Reach Out), salvo poi riportare il tutto sugli ormai abituali territori di sbarattolamenti vari. Poi che dire di una Zillion, che gioca addirittura su insospettabili estetiche sinofuturiste?

Ecco, se i precedenti lavori a nome Trickfinger non vi avevano spettinato troppo, è difficile e poco realistico sperare che possiate appassionarvi alla produzione recente di John ascoltando questo. Eppure resta innegabile che l’ascolto è estremamente intrigante per i cultori dell’elettronica pura e per i nerd del settore. Vale a dire che le scelte di Frusciante restano quasi sempre insondabili e spesso difficili da apprezzare, ma è indubbio che quando decide di fare una cosa, la fa terribilmente bene. In questo senso Maya è per distacco il punto d’arrivo, la proverbiale quadra del cerchio della sua dimensione da musicista elettronico. E infatti non è un caso che esca sulla Timesig di Venetian Snares. Nel frattempo lui ha giurato che tutto questo non filtrerà minimamente nel prossimo lavoro dei RHCP. Vedremo.

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