• ott
    14
    2014

Album

Lilac Records

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Avevamo lasciato Kele nel 2011 con quell’Hunter EP che affondava le mani nella polpa più britannica dell’EDM, dopo aver un poco storto il naso con The Boxer, debutto che tra una “smanopolata” synth-elettro di XXXChange / Alex Brady Epton e l’altra, non era sicuramente un album da buttare ma neanche uno di quei lavori che il tempo risparmierà.

Nel frattempo, è successo l’imprevedibile: nel pieno dell’epopea di Disclosure / Gorgon City, ritroviamo la voce dei Bloc Party accasata su una delle più nobili etichette house degli ultimi anni, la Crosstown Rebels. Label un po’ sottotono rispetto ai fasti di Deniz Kurtel e Art Department di qualche anno fa, ma che nulla toglie alla scelta di un producer in erba che soltanto tre anni fa bazzicava bassi spugnosi e frontalità electro-dance con un piglio tra il rock e lo spudoratamente radiofonico. Dopo la scialba parentesi con i Bloc Party – quel Four maltrattato un po’ da tutta la critica specializzata -, le produzioni Kele finora pubblicate – due EP, Heartbreaker EP ‎ e Candy Flip E.P. – non sfigurano, mostrandoci anzi il volto inedito di music marker declinato sia su un’house dagli smalti synth e retrò tipica della label, sia su aggiornamenti nella direzione di Gesaffelstein-derivati (Candy Flip), tutto in 4/4 e al 100% dancefloor.

Niente male ok, ma neanche nulla di così diverso da tante altre pur buone produzioni di genere. La storia si ripete per Trick, di fatto successore sulla lunga distanza del citato Boxer del 2010, album dal quale sembrano passati millenni, ma sono pur sempre quei 4 anni in cui l’EDM è capitolata e ad essa è subentrata un’ondata di (pop)house e un’altrettanto resistente cavallone di variegato r’n’b – da SBTRKT e Sampha in UK alle varie emule di Janet Jackson in USA – che sta continuando a tenere alta su di sé l’attenzione mediatica.

Niente di strano, Kele è uno che si è sempre tuffato nelle mode e ci è sempre piaciuto come voce e interprete, meno come autore, peggio coi ritornelli, ma tant’è. Nelle vesti di producer, anche questa volta accompagnato dal sodale Epton, sembra aver trovato la via giusta presentandoci il suo lavoro più compatto, vario e scafato da un bel po’ di tempo a questa parte. Da una parte, abbiamo l’r’n’b/soul/uk house, dall’altra cose sul filo tra banalità ed efficacia pop (Coasting), in mezzo qualcosa à la Moderat meets groove Disclosure (il mezzo plagio di Like We Used To) o indie-dalle-parti-dei-Bloc-Party-poi-svoltato-radiofonia-uk (Closer). Non mancano gli hook (Humour Me) e nemmeno i pezzi con tutto – troppo – al posto giusto (Stay The Night). Cambiano gli abiti e la storia un po’ si ripete, con la differenza che Okereke inizia a convincere di più. A parte le tracce ben confezionate, c’è una luce interessante nel disco, e questo va sottolineato.

17 ottobre 2014
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