• Dic
    18
    2015

Album

GOOD Music, Def Jam Recordings

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King Push from da ghetto, King Push from GOOD Music. Potrebbe sembrare una brutta contraddizione, ma è invece una meravigliosa sincresi, la doppia anima di Pusha T. La strada, gli homies, tanta tanta droga, il background del «last cocaine superhero» non è una posa da catenone dorate e chili di pussy a bordo piscina. L’oscurità, quella vera, di chi vede la propria vita da drug dealer semplicemente come un mero dato di fatto: oggettivo, asettico, svincolato da qualsiasi giudizio etico; fare quello per vivere, piuttosto che il fruttivendolo o l’idraulico, niente di male o di strano. Smerciare attimi di sintetica serenità è visto come la propria normalità: non fare il gangsta, ma esserlo semplicemente senza avere possibilità di scelta.

Non sono tematiche solitamente associate a Kanye West e alla cricca di GOOD Music, gente che (ogni tanto) osa, ma probabilmente non si è mai sporcata le mani partendo dalla strada. Pusha sì, e la sua presenza nell’altisonante roster di patron Kanye ha l’ossimorico sapore dell’underground che si affaccia al mainstream. Questo secondo album (antipasto al terzo e ancor più ambizioso King Push, annunciato per il 2016) è un disco hip hop ortodosso e che omaggia spesso la tradizione in cui affonda le proprie radici, ma ammantato di un’atmosfera oscura e apocalittica in ogni suo beat. Gioco ultra-citazionista – ma mai fine a sé stesso – a partire dalle basi con tributi a Biggie (Untouchable), definito da Pusha il più grande rapper di sempre, e campionamenti drogati di speed (il beat di Retribution è una versione accelerata di I Used to Love Her di Ace Hood e 2 Chianz), fino alle lyrics infarcite di rimandi e richiami a mostri sacri, alcuni forse prevedibili (come Ghostface Killah) e altri sicuramente meno, come Chuck D e Flavour Flav, nominati intelligentemente nella conclusiva Sunshine, traccia che nelle proprie tematiche presenta un Pusha T politicizzato e lontano dalle consuete tematiche cocainofile.

Sul (ricco) piano dei featuring spicca una meravigliosa MPA, che sembra far annusare agli hype-maniacz di turno il pezzone blockbuster di rito con partecipazioni di Kanye West e A$AP Rocky (con la cui MPW (All I Really Need) sembra intessere un bel dialogo su lussi e vizi dei bros arrivati al potere) salvo poi relegare gli illustri ospiti a due misere frasi in sede di ritornello e lasciare le tre (ottime) strofe a completo appannaggio del padrone di casa – quasi a dire «nel mio disco faccio lo splendido solo io, voi rimanete agli hook». Bravo lui. Super, invece, il contributo di un Timbaland in ottima forma nella produzione di Got Em Covered (“The flow play limbo courtesy of Timbo”, impagabile) e di Beanie Sigel nella conclusiva strofa di Keep Dealing, old school e stonata come piace a noi.

Discone che se la gioca con A$AP Rocky come uscita dell’anno da una precisa scena USA di hip hop particolarmente dark e strinata da una inconfondibile e oscura psichedelia totally-black; attendiamo ora gonfi di (speriamo) ben riposto hype il prossimo capitolo King Push, di cui questo piccolo gioiello sembra essere solo l’antipasto.

29 Dicembre 2015
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Pusha T

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