Recensioni

Proprio in questi giorni, quasi contemporaneamente all’uscita di questo nuovo lavoro di Kuthi Jinani, il panorama della musica elettronica è stato scosso dal lungo articolo che Simon Reynolds ha pubblicato sul famigerato Pitchfork: il celebre critico inglese ha infatti cercato di inserire in una prospettiva storica l’elettronica del decennio che sta velocemente correndo verso la propria conclusione, gettandosi in un paragone con l’idm degli anni novanta che tanti hanno trovato anche ingiusto e scorretto. La tesi di Reynolds sosteneva giustamente che una delle caratteristiche principali della musica elettronica che ha segnato questi anni dieci sia la sua natura concettuale, arrivando a parlare esplicitamente di conceptronica: è indubbio che la riflessione, sin qui, possa dirsi corretta e scevra da qualsiasi tipo di polemica, la quale interviene soltanto in un passo successivo, appunto nel confronto con l’idm, definita forse troppo sbrigativamente come la versione bianca, casalinga e giocosa (quando non direttamente onanista) di suoni avanguardistici e visionari, spesso sviluppati in un contesto di antagonismo (pensiamo all’epopea techno e specialmente al collettivo Undergroud Resistance) poi smarritosi nel tempo e nelle variazioni.
È sinceramente difficile trovarsi in disaccordo con Reynolds, il quale sembra poi più interessato a giocare con le classificazioni che ad esprimere seriamente valutazioni estetiche: anche noi abbiamo affrontato l’argomento, interrogandoci in occasioni delle recenti uscite della talentuosissima Loraine James e del giovane italiano L O S C I sulle potenzialità dell’elettronica contemporanea e sulla sua capacità di raccontare una società che, forse mai come ora, appare terreno di uno scontro sempre più radicale.
A confondere ulteriormente la situazione arriva Fish Lair (citazione dai Drexciya?), il secondo EP realizzato in collaborazione dalla sempre attenta Beat Machine Records e da Kuthi Jinani, uno dei talenti più promettenti ed eccitanti dell’elettronica made in Italy, complice anche la veramente verdissima età: le tre tracce dell’opera si prendono un po’ di respiro dal solito, ipercinetico e disturbante eco-grime, il genere che unisce le suggestioni dell’ecologia più apocalittica a scansioni ritmiche che muovono dalla tradizione dei suoni urban britannici e di cui Giancarlo Brambilla (nome all’anagrafe del produttore di stanza a Milano) è tra i principali esponenti, per accompagnare l’ascoltatore in un viaggio, anche abbastanza filologico, tra hardcore-continuum e derive bass più futuriste.
Apre le danze la personale d’n’b di Corals, le cui atmosfere post-industriali e quasi liturgiche sono calate in un contesto ancor più breakcore nel remix dell’olandese FFF, ma è la successiva U Ain Fish il pezzo forte: neanche quattro minuti dove il bravissimo Kuthi Jinani risolve, tra break frenetici e campioni in continua mutazione, tutte le possibili ipotesi sui legami tra d’n’b e footwork. Chiude l’ep Lure Style, la traccia più destrutturata del lotto, un riddim minaccioso e frammentato, sommerso da distorsioni e disturbi sonici, più simile alle uscite del producer sotto l’egida della propria etichetta, quella Heel.Zone di recente fondazione.
Questo EP, dannatamente concreto, dritto e massiccio, di uno dei producer più rappresentativi della contemporaneità, solitamente più avvezzo ad agire in quella che Reynolds ha chiamato conceptronica, dimostra come gli spazi della musica elettronica non solo possano ancora abbracciare diverse attitudini, ma anche che queste spesso e volentieri convivono, se non nelle opere, almeno negli artisti, quelli che più meritano tale appellativo.
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