• apr
    07
    2015

Album

Brainfeeder

Add to Flipboard Magazine.

A distanza di due anni da quel Nostalchic che ne aveva segnato l’esordio su lunga distanza, torna sempre su Brainfeeder il buon Lapalux con il suo secondo LP Lustmore. La prova precedente aveva rappresentato la conferma evidente di quella classe cristallina e assoluta che aveva ammaliato a suo tempo anche sua maestà FlyLo convincendolo ad accogliere il giovane talento inglese sotto il tetto della propria Brainfeeder: un muoversi con estrema perizia all’interno di tutta una serie di tendenze elettroniche primi anni ’10, in un’opera di sincretismo policromo generante una black music sporcata e ritmicamente frammentaria, tagliata glitch e wonky, con un’impronta intimista e vagamente onirica. Assoluta bontà del risultato mai in discussione, il disco aveva lasciato però forse un retrogusto amaro in bocca a tutti coloro che ritenevano lecito aspettarsi di più da un talento così innegabile: se infatti la bravura tecnica e l’eleganza da fuoriclasse sono sempre state evidenti nell’immediato, a mancare nel rookie a marchio Lapalux è “l’autoralità. E con questo non intendiamo la cifra, ma proprio le canzoni.” (dalla recensione di Nostalchic del nostro Gabriele Marino). Confezioni meravigliose e splendenti per raffinatezza ed eleganza, nelle loro infinite pieghe e nei sfavillanti luccichii, ma forse un pochino prive di quell’anima più intima ed autentica che avrebbe permesso ad un disco molto bello di elevarsi a capolavoro.

Nella seconda prova lunga possiamo subito dire che le cose, pur cambiando, non cambiano. “Liberamente ispirato all’idea di Hypnagogia, in un limbo tra la veglia e il sonno”, come da parole dello stesso producer, il disco aumenta leggermente la componente onirica e immaginifica, accentuando l’impatto emotivo dei pezzi (soprattutto nelle varie collaborazioni), speziando il tutto con un leggero sentore più psichedelico che rende l’amalgama più disteso e fluttuante, mentre le coordinate macroscopiche rimangono le medesime, in un post R&B pesantemente screziato di nervosismi wonky e fermenti glitch. E allora dalle ceneri black di U Never Know (con feat. di Andreya Triana) si sfocia in una Someone ritmicamente instabile prima e più specchiata nel Kieran Hebden di There Is Love In You, finendo nell’impeccabile e liquido soulstep “da classifica” di Closure (feat. Szjerdene). Tra morbidi hip hop (We Lost), sfoglie jazz (Puzzle), estemporanee incursioni wobble dubstep (Make Money) ed eterei voli ambientali (la conclusiva Funny Games), l’impressione è, come da copertina, di trovarsi in un meraviglioso ed infinito gioco di specchi scintillante e dorato, ma in ultima istanza forse un po’ fine a sé stesso.

Finchè il gioco è così splendente e ben realizzato, possiamo però anche accontentarci, distenderci e godercelo in tutta la sua eleganza.

19 Aprile 2015
Leggi tutto
Precedente
Confrontational – Done With You EP Confrontational – Done With You EP
Successivo
Luca Aquino – OverDoors Luca Aquino – OverDoors

album

etichetta

artista

Altre notizie suggerite