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Il bello di certe musiche è che creano materialmente ponti (reali) tra mondi distanti e distinti. Come spiegare altrimenti questa liason in nome del rumore che lega ormai da qualche tempo Ravenna con gli Stati Uniti, precisamente con la New York dei sobborghi brutti, sporchi e maleodoranti come quel budello nero che era l’ingresso del famoso e ormai totemico CBGB’s? Beh, molto probabilmente potremmo trovare legami reali tra persone reali – Chris Angiolini e Martin Bisi, ovviamente – ma quello che ci preme è sottolineare come la passione e la condivisione di certi atteggiamenti, ideali, attitudini sia da sempre il collante tra realtà diverse, poste spesso a migliaia di km di distanza ma vicinissime per finalità e fondamenta. Ecco così che dopo le due compilation che fotografavano il 35ennale dello studio di Martin Bisi, arrivano altri due dischi gemmati da quella celebrazione e vergati dal timbro di Bronson Recordings.

Dapprima i Live Skull, band storica nel senso etimologico del termine, dato che apparteneva ormai veramente alla storia rumorosa della città, riformati proprio in quella occasione e ora giunti a un nuovo lavoro in studio dopo qualcosa come 30 anni perché i tempi sono cupi esattamente come all’epoca – Mark C (fondatore e chitarrista/cantante) dixit. Ruvidità noise-rock da prime-mover – i Live Skull sono coevi a Sonic Youth e Swans, giusto per dare due coordinate ai più giovani, e hanno realmente forgiato quel suono – e cupezza da post-punk livido e britannico dell’era Thatcher sono un po’ le coordinate generali del disco, ma non di rimastini fulminati sulla via della pensione si tratta, quanto di onesti musicisti con una precisa visione d’insieme e capaci di dire la propria in un momento storico che li richiama di nuovo in trincea. Un paio di pezzi su tutti: Up Against The Wall, con quel giro di basso che è un classico del noise-rock, e Identical Skies, che è pura tradizione rivisitata; ma è l’album intero a reggere benissimo il confronto coi nuovi noisers.

Il dopolavorista Martin Bisi (nessuna offesa: il Nostro è sempre stato prevalentemente un produttore – e che produttore – lasciando le prove da musicista sempre volutamente in secondo piano) torna a pubblicare a suo nome a 5 anni da Ex-Nihilo e dà alle stampe un “psychedelic opus through light and dark” che è un concentrato di noise-rock in sostanza, più che in apparenza o forma. Ovvero, tendente a plasmare e deturpare quelle coordinate rock in nome di una iconoclastia evidente e macerata: come spiegare altrimenti la convivenza delle atrocità chitarristiche trademark della casa col cantato contrappuntato e da “soprano” di Amanda White? O le strutture aperte delle tracce che sembrano diluire l’urgenza tipica di certo noise-rock in favore di una sorta di disagio ad ampio respiro, come nella fluviale quasi drama-suite Unbirth? Probabilmente nell’universo di Bisi le dense nubi dell’attualità hanno avuto la loro importanza nell’elaborazione dell’album, quindi se cercate efferatezze sonore e urgenza comunicativa tenetevi alla larga; se invece cercate una summa del noise-pensiero elaborato da uno dei depositari del verbo del genere, allora Solstice – nomen omen? – fa per voi. Doppio centro per Bronson, ma questo era un po’ scontato, no?

8 Novembre 2019
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