Recensioni

7.4

Sviluppando spunti e rimandi già presenti nelle sue opere precedenti (spunti che già innervavano l’album del 2014 Churches Schools And Guns), con questo terzo long playing Luca Mortellaro in arte Lucy taglia temporaneamente i ponti con il dancefloor per concentrarsi sugli aspetti più legati al mondo spirituale, profondo e archetipico che tanto lo interessano a livello personale. Da tempo praticante yoga, ogni mercoledì sera, presso lo Studio Sonne del quartiere berlinese di Neukölln, il fondatore della Stroboscopic Artefacts conduce sedute di “sound bath”, una forma di meditazione guidata attraverso gong e altri strumenti, incentrata sugli effetti psico-fisici delle vibrazioni sonore. E nella stessa struttura lavora Jon Jacobs (tenendo corsi di “sound, breath and silence” e “singing circle”), che in questo Self Mythology viene fortemente coinvolto da Lucy come “contraltare organico” alle macchine, in un dialogo che si dimostra autentico, sincero e appassionato e che spazza via immediatamente ogni banalizzazione new age.

Niente techno, quindi. Per chi cerca il Lucy selector è a disposizione l’ottimo, introspettivo, intelligente mix di dark e industrial techno Your Cell Will Teach You All Things, CD allegato al numero di aprile di Tsugi; chi è interessato al Lucy più abrasivo può rivolgersi al remix della traccia Cupel di Monoloc, uscito sempre nell’aprile 2016. E per Self Mythology non si può parlare neppure di ambient music (definizione che può invece catalogare un’altra interessantissima release di questo fecondo periodo lucyano: l’EP Eat Drink Shop Relax pubblicato per Samurai Horo, ideale astratta sonorizzazione di consumistici non-luoghi). Questo lavoro parla invece un linguaggio antico, fisicamente immediato ma allo stesso tempo rivolto al metafisico, lontano dalla cassa in quattro ma che con la migliore techno condivide gli aspetti sciamanici e trance-inducenti. È un viaggio etnomusicale, dove i droni flautistici e le improvvisazioni vocali di Jacobs, innestati sull’ordito elettronico ricamato dal palermitano-berlinese, rimandano direttamente ad un sincretistico mondo arcaico, con richiami alle tradizioni nativo-americane, siberiane, indo-tibetane e mediterranee, in un filone di ricerca che collega gli Aktuala di Walter Maioli e Lino Capra Vaccina a Donato Dozzy (rif. The Loud Silence), o gli esperimenti di Robin Storey degli :zoviet-france: a quelli più recenti di James Holden.

Tutto l’impianto paratestuale è organizzato per parlare lo stesso linguaggio della musica: le perle nell’ostrica della bella cover (come sempre a cura del fratello, Ignazio Mortellaro) richiamano le coagulazioni materiche indotte dalle vibrazioni sonore (vedi anche la poliritmica traccia Vibrations Of A Circular Membrane); nei titoli dei brani si trovano streghe (Baba Yaga’s Hut) e donne-lupo (She-wolf Night Mourning) di derivazione folkloristica, riferimenti iniziatici (i gurdijeffiani rimandi di Meetings With Remarkable Entities, centro elettronico e vetta dell’album) e trascendenti (l’intermission chitarristica, sempre by Jacobs, di A Selfless Act; Samsara e le sue sequenze analogiche intrecciate con un etereo flauto indiano, a cura degli altri ospiti Rooptheflute; il finale elegiaco di Canticle Of Creatures). Un album molto sentito e personale, espressione di un (oggigiorno) coraggioso outing spirituale.

 

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette