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Sin dalla sua ascesa nel 2010, all’età di diciotto anni, con i mixtapes Kids e Best Day Ever, il rapper di Pittsburgh Mac Miller è stato da subito fautore di un party-rap cazzone e adolescenziale, una sorta di Wiz Khalifa dal flow ancora più moscio e meno interessante nei testi. Il 2012 segna tuttavia una svolta importante nella sua vita come nella sua carriera artistica, un doppio allontanamento dalla codeina e dalla sua città natale che lo porta a lavare i panni nei giri più cool di Los Angeles, dove trova una nuova vena creativa girando in compagnia di gente come Odd Future, Schoolboy Q e Flying Lotus.

Sin dall’impressionante lista di collaboratori, questo nuovo Watching Movies… esplicita l’ambizione di Miller di trovare un posto nell’empireo del rap alternative, scegliendo produttori come Pharrell, il già citato FlyLo, Earl Sweatshirt, the Alchemist e Clams Casino. Via quindi le atmosfere scanzonate alla Donald Trumph, per fare posto a un sound più dimesso e sconsolato, in cui il flow poco energico del Nostro si reinventa come una voce da bluesman consumato sul modello degli amici Earl e Tyler, the Creator. WMWTSOF, coerentemente col gran numero di produttori di diversa estrazione che ritroviamo al suo interno, è un album che presenta svariati stili, dal sound tipicamente LosAngeles-era di S.D.S. prodotta da Flying Lotus, alla più classica Red Dot Music, passando per sonorità più clubby come Watching Movies, oltre a diversi brani interessanti prodotti dallo stesso rapper di Pittsburgh. Elemento unificante del disco è proprio l’idea di creare un rap sottotono e segnato da nottate di whisky e sigarette, che in alcuni momenti (Avian) risulta un po’ noioso, ma che sa anche regalare frammenti di godimento inaspettato, anche se forse il piano generale del progetto taglia le gambe a molti collaboratori, considerato che pezzi da novanta come the Alchemist e Pharrell non riescono a regalarci i colpi di tacco a cui ci hanno abituati.

Il punto ancora dolente è quello dei testi e delle rime, motivo per cui quando divide il microfono con MC del calibro di Schoolboy Q e Jay Electronica, il Nostro non ne esce certo vincitore. In ogni caso, Miller ci sorprende con momenti molto riflessivi, da adolescente divenuto d’un tratto adulto, come Objects in the Mirror, Aquarium  (in cui addirittura se la prende con i maniaci di sport che trascurano temi più importanti) e  una REMember in cui canta sommesso “I remember when we were just kids, we knew nothing at all, we’d talk about the life we lived”, con doppio riferimento all’amico Reuben Mitrani morto giovanissimo e al suo passato festaiolo. Nobili intenti, però subito vanificati da altrettanti brani pieni di erba e oscenità abbastanza gratuite e misogine, in particolare Red Dot Music con Action Bronson, ormai veterano dell’infastidire l’ascoltatore con versi inutilmente sgradevoli.

C’è ancora molto lavoro da fare per arrivare a un prodotto veramente all’altezza delle proprie ambizioni, ma non possiamo non complimentarci per la maturazione di un artista capace di sfornare un prodotto onesto e sonicamente innovativo senza risultare spiazzante come Yeezus.

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