• Mar
    02
    2018

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Lefse

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Nasce su carta prima ancora di essere suonato o registrato, il nuovo disco di Machweo, la sigla dietro cui si cela Giorgio Spedicato. E ci tiene a farlo sapere nella press perché Primitive Music segna un netto stacco con i dischi precedenti per una serie di ragioni sia pratiche, sia di genere, che, ancora, prettamente compositive. In primo luogo perché non è più il singolo responsabile della sigla a suonare su questo disco, bensì una band al completo formata da Dario Martorana alla chitarra, Antonio Rapa alla batteria e Marco Vecchio al sassofono. In secondo luogo perché quelle musiche suonate in quartetto nascono effettivamente, e vedremo perché più avanti, da “intuizioni” precedenti qualsiasi registrazione. E infine, summa delle ragioni precedenti, perché è il perimetro sonoro scelto per questo terzo passo lungo a prediligere l’atto libero e improvvisativo, scevro da qualsiasi razionalizzazione dello spazio sonoro che non sia a posteriori.

Ecco così che la post-chillwave dell’esordio Leaving Home tutto rarefazioni ambientali e folktronica per il terzo millennio è un pianeta a parte, così come lo è l’indagine retrospettiva in soggettiva sulla club culture all’italiana del passo numero due Musica Da Festa. Qui la dimensione è aliena e alienata, spostandosi sul versante di quell’ibrido tra elettronica e free jazz – punti cardinali anche vaghi ma che aiutano a centrare l’oggetto – resa alla maniera di un Holden, di un Abbott o di un Floating Points. Tutti artisti esplicitamente citati nelle note, perché la musica non è una competizione ma piuttosto una condivisione e Machweo sembra seguire la scia di quella attualizzazione Sheep-Ayleriana in salsa post-millennial che più di un producer sta attuando. Non è pertanto un caso che la materia di partenza, la massa portante di questo Primitive Music sia un flusso di 45 minuti completamente suonato e registrato in studio per essere poi rielaborato e ripensato “a tavolino”: un flusso in cui il ritmo rimane sostanzialmente lo stesso per tutta la durata, poiché rappresenta l’ancora di salvataggio, il punto fermo intorno a cui gli altri strumenti sono liberi di improvvisare, staccarsi, accelerare, riprendere, dialogare e quant’altro. Finalizzando il tutto verso una sorta di ipnosi collettiva che vive, in determinati momenti – il crescendo di Dance, ad esempio – di sfuriate degne dei padri putativi o mantiene – parliamo di Encelado – un ritmo-visione che si frastaglia in ogni dove.

Paraculata? Sviluppo naturale? Svolta troppo eterodiretta? Ma chi se ne frega. Primitive Music viaggia che è un piacere, fa chiudere gli occhi, immaginare mondi e di sicuro non vuole cambiare le sorti della musica come hanno fatto invece in passato i modelli di riferimento. E di sicuro fa comprendere come le “nuove generazioni” abbiano un accesso liquido alle musiche e sappiano cimentarvisi senza troppi timori reverenziali.

1 Marzo 2018
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