• Ott
    16
    2015

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Matador

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Devon Welsh, a guardarlo bene in viso con quei severi sopraccigli e l’aria austera, incute un certo timore e assieme ti dà l’idea di un senso di irrequietezza. Quando canta però, le cose cambiano così radicalmente che quel timbro baritonale che contraddistingue vocalmente i Majical Cloudz sin dal Turns Turns Turns EP del 2012, apre un mondo di significati, e la stessa persona acquista un’aura inedita, altra.

Are You Alone? è la seconda opera figlia del duo canadese indie-pop, la prosecuzione di Impersonator (2013), del quale amplia la tavolozza di colori con sonorità maggiormente ricercate che scavano nel profondo dell’animo umano, toccando fragilità e problematiche universali. La peculiare capacità del frontman di esibirsi fissando l’audience dritto negli occhi, senza esitazioni, e stabilendo un rapporto di vicinanza e intimità difficile da replicare, questa volta sfrutta un supporto fisico e sonoro per prolungarsi e far sì che ogniqualvolta ci si metta ad ascoltare il disco, si finisca per incontrare Devon Welsh di persona, pronto a confortare ed abbracciare chi più ne abbia bisogno.

Il cantante si confida con l’ascoltatore imponendo quasi un contatto visivo e mettendo in mostra ogni centimetro delle sue debolezze, dei suoi dubbi esistenziali («Can I try to be you? Can I dress up in your clothes and be somebody new?», domanda in Control) e degli errori da lui commessi, lontanissimo dall’intenzione di giudicare quelli degli altri, al contrario, per permettere a chiunque di potersi sentire libero di essere chi è (Heavy suggerisce infatti «I am what I am»). Tutto ciò avviene dentro a paesaggi sonori dipinti dal sound designer Otto, parentesi che, come polmoni, si espandono e si restringono a seconda della portata di ciascun pezzo: ritmiche lente, sample rovesciati come in Downtown, suoni d’organo e composizioni dal tocco orchestrale – merito della collaborazione con Owen Pallett – cambiano forma per poter sempre calzare, con coerenza, la voce di Devon. Anche quando affrontano temi tosti quali morte, tendenze suicide (“Why would you want to die? It’s easier said than done”), amori spezzati e ambizioni infrante, i toni dell’album, anche nelle pieghe più cupe e angosciose, non sfociano mai nel patetico. In chiusura, nel brano Call On Me, Welsh si proclama amico dell’ascoltatore per il resto della sua vita, dando al disco l’aspetto di un’esperienza personale, una reale liaison tra artista e pubblico.

Tra i riferimenti musicali di Are You Alone? ci sono gli Smiths (Silver Car Crash ricorda There Is A Light That Never Goes Out), i Beatles (Downtown li omaggia nelle strofe «I’m running with you as fast as I can / Singing to myself ‘I wanna hold your hand’») e i Radiohead (la title-track cita Motion Picture Soundtrack), influenze che si amalgamano bene all’estetica dei due di Montreal e che vengono investite da un rinnovato senso di consolazione, per il quale è la musica a curare le ferite provocate dal vivere.

Il secondo album del duo testimonia, infine, una profonda ricerca nel campo della comunicazione: è la quarta parete che viene abbattuta affinché il singolo possa dialogare con i Majical Cloudz, ascoltando e facendosi ascoltare. La solitudine, in questo frangente, è la conditio sine qua non.

16 Ottobre 2015
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