Recensioni

Confermando i discreti propositi del precedente Better Ghosts, i Mazes tornano con un album più strutturato e, probabilmente meno frenetico. Wooden Aquarium è l’ennesima prova di fedeltà acustica della band che, non solo ha registrato live l’intero disco, ma, nel farlo, si è trovata invischiata in storie divertenti che comprendono una macchina senza benzina, un freddo polare e una camminata a piedi dalle parti di New York.
Malgrado l’origine altamente british, in Wooden Aquarium, il sound del trio vira leggermente dalle parti di un America lo-fi, con Pavement e Feelies a fare da numi tutelari. L’intento, sarebbe quello di portare il ritmo conglobante, magari sporco, ma sicuramente catchy dei sopracitati in un sound più attuale, sulla scorta dei Real Estate, per dirne una. Da segnalare, rispetto al precedente lavoro, la quasi totale assenza dei (riusciti) riferimenti kraut o noise melodico alla Smashing Pumpkins.
Prodotto da Jonathan Schenke (già con i Parquet Courts), Wooden Aquarium non sorprende per originalità e, anzi, perde punti rispetto ai lavori precedenti, ma ha alcuni spunti interessanti: a partire da Salford (che nel nome ha tutto quello che vogliamo sentire), che è indie-rock come si faceva un tempo, con debiti enormi nei confronti dei migliori Pixies. Si segnalano ancora RIPP, per il suo incedere sperimentale e rumoristico, che fluttua dalle parti dei Sonic Youth di Daydream Nation, e Letters Between U&V, per lo stridere delle chitarre elettriche sulla voce comunque interessante di Cooper.
Alla fine dell’ascolto rimane poco, se non la sensazione di aver avuto a che fare con qualcosa di estremamente nostalgico. Intendiamoci, i Mazes sono bravi a giocarsi le carte degli indie-rocker vagamente art e lo-fi di un tempo, ma nessuna di queste undici canzoni, probabilmente, lascerà un’impronta indelebile nella memoria dell’ascoltatore. Di nuovo, tocca parlare di un album di ottime canzoncine, magari un po’ piatto a causa della registrazione live, ma davvero troppo poco per giustificare l’eco che ha in patria.
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