• Mar
    10
    2014

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Because Music

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Chi ha adorato il precedente The English Riviera, non rimarrà sicuramente deluso o sconvolto dal sound della quarta fatica di Joseph Mount, che, seppur con le dovute modifiche del caso, sembra aver ormai trovato la classica quadratura del cerchio. Abbandonati gli spigoli electro-punk dell’esordio e gli anthem indie-disco del successivo Nights Out (2008), la band del Devon continua a disegnare piccoli quadretti pop dal forte sapore Seventies, con la leggerezza dei Fleetwood Mac di Rumours in sfondo perenne ma anche un delicato bilanciamento verso un suono dichiaratamente moderno.

Synth profusi e tastiere ormai riconoscibilissime fanno dei Metronomy una delle realtà electro-pop più brillanti in circolazione, che probabilmente trovano la loro controparte statunitense nell’art-rock d’autore di St.Vincent. Entrambi hanno saputo trovare la propria strada espressiva guardando al passato (Talking Heads per la Clark, Kraftwerk e Fleetwood Mac per Mount), risultando allo stesso tempo irrimediabilmente al passo coi tempi, tempi in cui il digitale imita l’analogico e l’elettronica si mescola a tastiere vintage e appastellate. 

Moderna è la produzione impeccabile, I’m Aquarius su tutte, ma anche l’approccio al songwriting che, a metà tra romanticismo e disincanto, ci regala un’istantanea perfetta sull’idea di amore di Mount: un folle declino, un mistero irrisolvibile, un eterno ultimo ballo prima dell’addio finale. Insomma, Love Letters è un po’ la cartolina amorosa che gli abitanti della English Riviera dei decenni d’oro userebbero per scambiarsi la corrispondenza.

Tinte tenui, che in The Upsetter si colorano di blues nel finale, oppure si caricano di fiati e cori Sixties nell’energica title-track, per poi farsi più malinconiche nella seconda parte: “we can get better, we can get better”, ripete Mount con tono dismesso in Call Me, in vista di un desolato break-up, che in Reservoir si è già trasformato in nostalgia.

I Metronomy, concisi come al solito, fanno i bagagli già alla decima traccia, Never Wanted, chiudendo un quarto album che, seppur poggiando fortemente sulle basi gettate  nell’LP precedente, non delude affatto le aspettative.

10 Marzo 2014
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