Recensioni

7.2

Martin L. Gore, per il quarto album da solista, riduce al minimo il suo bagaglio pop, condensando sotto la sigla MG quello che in realtà è da considerarsi quasi un seguito dell’esperienza con l’ex-socio nei Depeche Mode, Vince Clarke (poi fondatore degli Erasure), per il progetto VCMG (SSSS, 2012).

Laddove lì era la techno il territorio esplorato dai due, qui MG nasce durante le date finali del Delta Machine tour del gruppo madre nel marzo 2013, ed è stato poi completato nello studio californiano del musicista inglese e successivamente mixato e postprodotto da Q-Überzone.

Il disco è in effetti quanto un fan non si aspetterebbe di certo: 16 tracce strumentali, prettamente e oscuramente elettroniche, nessuna concessione al pop e alle sue melodie. Non un album facile, quindi, ma una decisa virata verso le preferenze atmosferiche e filmiche del Nostro. Atmosfere cinematiche piuttosto claustrofobiche in alcuni episodi, che richiamano il David Bowie berlinese dalle parti di Low (Swanning), ma anche i Kraftwerk storici e la cupezza industrial (Brink). Altrove è la narratività la caratteristica peculiare (Elk richiama Badalamenti, poi Vangelis e tanta musica da film), che diventa in un certo senso lirica e drammatica, come nel primo, solenne singolo Europa Hymn.

MG rappresenta allora quello che potrebbe essere un immaginario score sci-fi farcito di suggestioni.

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