• Ott
    25
    2019

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Merge

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Di tutte le uscite di questo autunno 2019, quella targata Mikal Cronin non era certamente tra le più attese. Questo non tanto per demerito del trentatreenne californiano quanto per il livello d’eccellenza dei nomi altisonanti che in questi giorni stanno pubblicando i rispettivi – e altrettanto validi – album. Proprio queste aspettative non enormi – intaccate anche da un precedente MCIII, buono ma non all’altezza dell’invece ottimo MCII – trasformano Seeker (il quarto album solista del bassista storico di Ty Segall) in un ascolto inaspettatamente coinvolgente e complessivamente appagante.

Seeker è stato concepito in una fase di isolamento rigenerante durante il quale il Nostro si è ritirato per qualche mese tra le montagne sopra a Palm Springs, a Idyllwild per la precisione (uno spaccato di Oregon a un’ora dal deserto), ed è stato registrato con l’aiuto di fidi collaboratori (in pratica la Freedom Band di Ty Segall) tra i quali citiamo Ben Boye, tastierista che abbiamo apprezzato – anche in sede live – insieme ad alcuni nomi di spicco del cantautorato americano (Ryley Walker, Bonnie Prince Billy e Mark Kozelek). Proprio dalla grande tradizione dei songwriters a stelle e strisce riparte il percorso di un Cronin – sempre più maturo e sempre più abile melodista – alla ricerca di risposte, di una direzione e di pace: un percorso interiore di autoanalisi in cui si è calato nei panni del cercatore (seeker) di quel «deeper understanding of who I am» recentemente trattato dai War On Drugs.

In Seeker convivono ambizione (talvolta l’obiettivo sembra scrivere una nuova A Day in the Life dei Beatles spostata sulla West Coast di Brian Wilson) e quella genuina ordinarietà che lo accompagna praticamente dagli esordi: di tutta la cricca della scena garage californiana Cronin è infatti sempre stato quello più vicino alle sonorità tipicamente pop-rock nonché quello maggiormente affascinato dal concetto stesso di pop song, distinguendosi dai colleghi per una capacità compositiva che premia la sintesi melodica, l’orecchiabilità e la semplicità. Tutte caratteristiche che ritroviamo in queste nuove dieci tracce senza tempo, eterogenee seppur con uno scheletro ben preciso di stampo US-rock. Il primo singolo – Show Me – è in pratica un riuscito tributo a Tom Petty (il riff sembra preso in prestito da quella Mary Jane’s Last Dance già saccheggiata in passato dai RHCP), I’ve Got Reason è puro rock 70s (buon il lavoro di Ty Segall al basso), Shelter ingloba sfumature psych in un contesto guidato da archi sapientemente arrangiati (da sempre uno degli elementi distintivi del percorso solista di Cronin) e da una melodia nostalgica, mentre Fire narra – tra il vivido e il surreale – dei devastanti incendi scoppiati in California (anche) lo scorso anno («watch the hills, the flames climbing higher»).

Nella seconda parte del disco si intensificano i paesaggi da americana (On the Shelf) resi vividi dalle vibrazioni country-rock (Caravan, con William Tyler alla chitarra) del Neil Young più iconico (Guardian Well, con tanto di armonica a bocca). In un certo senso è un peccato che il disco non sia uscito durante l’estate (è stato registrato un anno fa ed è “pronto” da mesi) perché sarebbe sicuramente stato adatto a spensierate situazioni on the road. Tanto piacevole quanto innocuo, Seeker è un ottimo rifugio per chi – in mezzo all’overloading di uscite, stili e nuove contaminazioni – ogni tanto ha bisogno semplicemente di quelle comunemente chiamate “belle canzoni”.

26 Ottobre 2019
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