• ott
    21
    2016

Album

Urtovox

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La Maison Verte, non fosse un “semplice” disco di canzoni rock, sarebbe (o dovrebbe essere) una dimostrazione di varie cose: che le barriere tra i paesi (e tra i mercati?) non hanno senso, che c’è ottima musica prodotta in Italia che meriterebbe diffusioni molto più ampie rispetto ai confini patri, che a volte (spesso?) il pubblico si emoziona per il grande artista americano (o mettete quello che preferite voi) ma snobba connazionali di reale spessore. Invece, ci piacerebbe vivere in un mondo in cui si guarda alla qualità della proposta musicale e non al blasone, indipendentemente dalla provenienza e dall’accento, e in cui ad andare sold out negli stadi non siano i concerti dei Coldplay, ma quelli di Laura Loriga e dei suoi Mimes of Wine.

Lo avevamo già scritto qualche mese fa in occasione dell’EP omonimo che ha anticipato il disco, ma vale la pena di ribadirlo qui: i Mimes of Wine non hanno niente da invidiare a nessuno. Anzi, hanno molto da essere invidiati. Intanto una maturità espressiva confermata anche sulla lunga distanza, in cui Laura Loriga pennella atmosfere umbratili, chiaroscurali, che non si fermano alla posa, ma diventano parte integrante della potenza del sound della band. Alla già ottima Birds of Feathers dell’EP, si accompagnano qui il raga di Shemkel, l’aura retrò di Hour, la delicata armonia notturna di Lover’s Eyes e l’oscura forza dell’opener Below A Fire. Il disco è innervato da una teatralità livida, come di brani che vengono rappresentati, messi in scena: segno della bontà del songwriting. Si è detto dei riferimenti, voluti e cercati, ai Devics, del fantasma di Jeff Buckley che è lì a guardare e benedire, dell’accostabilità a una Cat Power, senza dimenticare Joni Mitchell. Tutto vero, tutto giusto, ma oramai la creatura della Loriga cammina con le proprie gambe. Merito, oltre che della certezza rappresentata dall’abbinata voce-piano della Loriga e dell’ottimo interplay con la chitarra di Luca Guglielmino, anche del pregevole lavoro del violoncello di Helen Belangie e del contrabbasso di Matteo Zucconi.

In primavera sono apparse gemme che in autunno, come di vite botaniche dal bizzarro calendario stagionale, sono sbocciate come fiori dai colori screziati, con qualche spina e radici solide.

23 ottobre 2016
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