• Lug
    14
    2017

Album

Interscope Records, Downtown

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Per quanto riguarda il microcosmo dei producer da cameretta che flirtano e firmano collaborazioni con i grandi nomi della musica internazionale, quest’anno abbiamo già assistito alla pubblicazione del primo disco solista di Cashmere Cat. A qualche mese di distanza è il turno del collega inglese Mura Masa. Le coordinate sono più o meno le stesse: sonorità che ammiccano all’r&b e in generale alla black music, patine di EDM, rimandi all’oriente e valangate di autotune; non mancano nemmeno i featuring con i rapper e il confenzionamento sempre più pop-oriented. Ma se 9 si limitava a portare il compitino senza infamia e senza lode, lasciando una sensazione di insoddisfazione non troppo latente, l’omonimo album del producer londinese – pur muovendosi su strade comunque abbastanza battute – riesce a far compiere a Mura Masa il saltino che tutti si aspettavano. Laddove il producer norvegese resta ancorato a un pilota automatico abbastanza prevedibile nei suoi riferimenti tra EDM d’autore e chincaglierie hyper-jappo alla Pc Music (e per un approfondimento in tal senso vi rimandiamo alla nostra recensione), l’inglese ci mette qualcosa di più: così invece del prodottino instant-pop di rito abbiamo un buon lavoro che – anche se magari non sarà tramandato ai posteri – promette di farsi ricordare un po’ più a lungo rispetto a quello del collega.

Nonostante la scelta di condividere anticipatamente la maggior parte delle tracce presenti in Mura Masa suggerisse un’estrema frammentarietà e discontinuità, nella sua totalità il lavoro finito riesce a trovare la sua quadratura. Il filo rosso che permette di allontanare lo spauracchio dell’effetto raccolta è l’utilizzo di Londra come nucleo concettuale: il producer usa la tracklist come una cartina dove vengono tracciate tutte le diverse sonorità che rappresentano la multiculturalità della metropoli britannica. Il giro turistico parte dall’house (Messy Love) e passa attraverso beat hip-hop e influenze trap (All Around the World), per arrivare a ispirazioni funk (NOTHING ELSE!), contaminazioni r&b (Fly) e rimandi al punk (Helpline) e all’UK garage (What If I Go). Oltre a costruire una linea narrativa musicale che parlasse di contaminazioni e sottoculture il producer londinese ha voluto focalizzarsi sulla difficoltà che si affronta confrontandosi per la prima volta con una città come Londra quando si hanno solo vent’anni. Mura Masa (classe 1996) è il perfetto rappresentante e veicolo di queste esperienze e sensazioni; ha aggiunto quindi una nota introspettiva sottolineata dalla decisione di rendere il suo lavoro ancora più personale, ritagliandosi uno spazio importante anche nelle parti cantate.

Le collaborazioni con nomi come A$AP RockyNAO, e Damon Albarn potevano far correre il rischio che la tanto ricercata coerenza dell’album venisse ingoiata dalle singole personalità. Mura Musa con uno stile riconoscibile, già sviluppato nei lavori precedenti e costruito anche sull’uso di strumenti caratteristici lontani dal mondo occidentale (come il gong indonesiano) e l’utilizzo particolare di suoni metallici vicini alle fascinazioni orientali e ai ritmi caraibici, riesce senza troppa fatica a imporre la sua firma. Quindi tentativo riuscito, con un’ottima rappresentazione di sé stesso e della sua Londra.

27 Luglio 2017
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