• set
    25
    2015

Album

Mute

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Non tutti avrebbero scommesso sul successo di un nuovo album dei New Order, nonostante le – al solito – memorabili date live degli ultimi quattro anni abbiano contribuito non poco all’entusiasmo e alla voglia di registrare nuovo materiale. Music Complete, il primo vero album di inediti dopo Waiting for The Sirens’ call del 2005, è una più che degna dimostrazione che questa reunion non è stata dettata né da esigenze di tour, né dal bisogno di svuotare qualsivoglia cassetto (Lost Sirens). Nel frattempo, la band ha dovuto affrontare forse la più dolorosa delle separazioni, ovvero quella del 2007 dallo storico bassista Peter Hook – membro della formazione fin dagli esordi a nome Joy Division sostituito qui dall’ottimo Tom Chapman (già attivo coi Bad Lieutenant) – e dal ritorno alle tastiere di Gillian Gilbert, moglie di Stephen Morris tornata operativa già dal 2011 ma per la prima volta coinvolta nell’attività in studio dai tempi di Get Ready.

Il rimescolamento, unito ai dieci anni di assenza discografica e alle dichiarazioni di voler ritornare sul lato ballabile del loro sound dopo due lavori guitar oriented, ha fatto bene ai New Order: Music Complete non riscrive una formula ben collaudata nei decenni, ma recupera e aggiorna una certa vena elettronica su cui i fan avranno già iniziato a ragionare in rapporto a Technique. Beninteso, i New Order del 2015 non sono più quelli di Blue Monday e neppure quelli influenzati dal balearic sound di Ibiza di fine Ottanta di quel disco, così la distanza tra quei lavori non è quella che riscontriamo tra quest’ultimo e le prove degli anni Zero; l’album, tuttavia, riorganizzato su linee dance e rock, è quanto basta per ritrovare una band in buona forma alle prese con ciò che sa fare meglio: regalarci del buon pop. Al successo dell’album contribuiscono ospiti come Tom Rowlands dei Chemical Brothers (sua la produzione nei brani Singularity e Unlearn This Hatred, due cavalcate synth-pop d’annata), Stuart Price (che ha fornito la sua impronta in Superheated, un brano particolarmente melodico con il feat. di Brandon Flowers – cantante dei The Killers, fan dichiarati della band), ma è la collaborazione con Iggy Pop la più attesa e importante in scaletta, con l’Iguana che non tradisce le aspettative e si presenta nei suoi – mai abbastanza noti – panni di chansonnier, qui declinati su una decadente posa spoken à la Cohen sotto codeina sulle note di chitarra, soundtrack synth di Drive (leggi Kavinsky e Chromatics) e sulle plumbee orchestrazioni noir di Stray Dog.

Organico ma allo stesso tempo molto vario per arrangiamenti e soluzioni melodiche, Music Complete possiede una propria identità e coerenza fin dall’artwork scelto dalla band: il rosso e il giallo rappresentano il lato più umano e rock, mentre il verde e l’azzurro quello freddo dei legériani balletti elettronici che hanno reso famosi i New Order con la citata Blue Monday. A fronte di brani più accademici come, per l’appunto, Academic, si contrappongono pezzi in area disco moroderiana come Tutti Frutti, un esperimento ultra Ottanta in linea con i recuperi 70s di Bangalter e Homem-Christo. Se Restless suona un po’ banalotto, Plastic, al contrario, è uno degli episodi migliori del disco, e chiama in causa altri robot – questa volta di Düsseldorf.

Music Complete mantiene le promesse: è musica completa e generosa nel senso che è fresca e vive nel presente, pur rifacendosi, con tutta l’esperienza del caso, ad una gloriosa tradizione europea fatta di 80s ma anche di primi 90s. Un viaggio in treno tra Manchester, Parigi, Düsseldorf, Monaco e Berlino verso un futuro di speranze …con quella punta di spleen tutto mancuniano che mai se ne andrà.

26 settembre 2015
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