• Mag
    05
    2017

Classic

BMG, Mute

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Usare l’etichetta classic per un disco uscito pochi mesi fa sarà pure un paradosso; farlo per una retrospettiva – seppur nuova di zecca – di Nick Cave non solo ha un senso, ma lo diamo quasi per scontato: la qualità media della sua produzione rimane tra le più alte in assoluto tra i musicisti del dopo punk e quindi un suo corposo best of come questo si va a inserire per forza di cose in una dimensione da classico. Non come i suoi album capolavoro, sicuramente, anche se capolavori in forma di singola canzone qui dentro ce ne sono parecchi – e di indiscutibili.

Lovely Creatures (titolo ripreso da un brano di Murder Ballads che però non è in scaletta) esce nel 2017, che per Nick Cave significa sessant’anni di vita compiuti da poco e quaranta assodati di carriera, ma che è anche l’anno dopo Skeleton Tree – il disco più difficile e più doloroso della sua carriera, e uno dei più drammaticamente suggestivi almeno degli ultimi dieci anni – e di un tour trionfale che sta toccando in questi giorni il nostro paese. Un bagno di folla annunciato ma anche diverso da tutti i tour precedenti a cui ci è capitato di assistere, dove l’artista – che pure ha spesso cambiato stile e attitudine sul palco (rammentiamo per cronaca il periodo dei baffoni da cowboy e fuckin’ a piovere) – si immerge letteralmente tra i suoi fan, cerca il contatto, la catarsi insieme al suo pubblico a cui si concede totalmente, con cui scambia battute, abbracci, strette di mano, calzini (!); una metaforica comunione, anche se celebrata con la marcata teatralità tipica della sua presenza in scena. Come una sorta di messa gospel in cui lui è l’officiante e gli impeccabili Bad Seeds, che in barba ai capelli grigi e ai nomi che cambiano sono sempre una band assoluta, il coro.

La scaletta del tour è un mix – molto meglio assortito di quanto si penserebbe, per via di quella meravigliosa macchina da arrangiamento che Nick riesce sempre a portarsi dietro, oggi diretta da Warren Ellis come un tempo lo era da Mick Harvey e Blixa Bargeld – tra Skeleton Tree e una scelta di brani da antologia. In tutti i sensi. E visto che abbiamo usato il termine in tutti i sensi, parliamo allora di Lovely Creatures come di un disco con i pregi e i difetti di molte di queste compilazioni. Con la qualità del poeta rocker australiano è impossibile cascare male, qualunque scelta si faccia nel suo canzoniere. Al netto dei pezzi imprescindibili e che non sarebbero mai potuti mancare – e tra questi ci sono naturalmente From Her To Eternity, Tupelo, The Mercy Seat, The Ship Song (a proposito di maestri di arrangiamento, se poteva esserci un modo per renderla ancora più emozionante era proprio un intro di violino di Ellis), The Weeping Song, Into My Arms, Stagger Lee – è quasi impeccabile la versione in doppio CD/triplo LP, mentre quella in tre CD lascia qualche dubbio sull’architettura della scaletta (anche se si riscatta dando all’occhio la sua parte: confezione splendida e bello anche il DVD che raccoglie riprese di concerti e performance di tutto l’arco della carriera coperto da questa mega-compilation).

A differenza dell’edizione più stringata che mescola brani più antichi e più recenti senza ordine cronologico o soluzione di continuità tra periodi, la più completa segue una scansione decennale. Il risultato è che il periodo più entusiasmante per molti (a cominciare da chi scrive), quello che va dall’84 al ‘93, è compresso in un solo dischetto seppur eccelso (e che ha il merito di rispolverare pezzi incredibili come Sad Waters e altre chicche da Your Funeral… My Trial). Il 2004-2013 al confronto sta molto più “comodo”, visto che le uscite sono state meno numerose. Quindi ci troviamo sei pezzi da Abattoir Blues/The Lyre of Orpheus, contro due da The Good Son e tre da Tender Prey… parliamone.

Il fatto è che, come succede con qualunque compilation del genere, ogni appassionato ha una sua idea in base alla quale la taglierebbe su misura (strano lasciare fuori una Fifteen Feet of Pure White Snow, mentre stupisce molto meno l’assenza di pezzi da Nocturama). Senza contare che nessun riassunto può dire tutto di un’opera così longeva, corposa e complessa. I fan di più lunga data sapranno e avranno già tutto, ma come ogni antologia Lovely Creatures è un’ottima occasione per chi si avvicina solo ora a un gigante del songwriting dei nostri tempi (e a giudicare dai dati sull’affluenza agli ultimi concerti italiani paragonata a quelli dei precedenti, be’ potrebbero essere parecchi, ed è un bene per tutti).

7 Novembre 2017
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