Recensioni

6.5

Dopo l’esordio, è sempre difficile mantenere alta la guardia; la proposta si lega al nome e cambiare può essere un rischio anche per i più scafati. Come pure possono esserlo l’ortodossia e il link al proprio stile in via di codifica. I Ninos sembrano rimanere attaccati alla proposta tribale dell’esordio Muito N.D.B., ma il collante non è poi così ingombrante. Certo, l’effetto sorpresa non colpisce più al cuore come due anni fa, ma l’energia nelle tracce sembra esplodere in un carnevale che ricorda la lezione delle fanfare di Ricardo Villalobos, tagliando il tutto con uno spirito sudamericano meno pronunciato dell’esordio. 

Il disco dei Ninos – stampato sull’etichetta newyorchese di Dominick Fernow / Prurient – viaggia quindi ancora sull’onda della ‘wave’ tribale che sta animando l’underground italiano (Essenghelo Tropical, Miragem, Sepultura), ma diventa più interessante quando si stabiliscono legami più forti con la minimal (l’eredità pesante di Richie Hawtin in Legiões De Cupins) e con certe infatuazioni rave Novanta à la Orbital (Sombra Da Lua).  

Togliersi di dosso la tag tribal sarà impresa lunga e non è detto che il gruppo necessiti della svolta al 100%, ma da quello che sentiamo, una maggior attenzione ai suoni da club puro potrebbe portare i due artisti veneti al botto non derivativo (vedi le esplorazioni psichedeliche nella conclusiva titletrack e l’annunciata collaborazione per un 12” con la DFA). Aspettiamo i prossimi sviluppi.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette