Recensioni

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Di acqua sotto i ponti sembra esserne passata da quando Ramona Gonzalez, in arte Nite Jewel, si faceva fotografare con una rosa gialla in mano e qualcosa che poteva tranquillamente passare per un pigiama a fiori. A vederla sfilare nei press shot di questo nuovo lavoro, il suo look ha subito una rivoluzione: il makeup è professionale, niente più caschetto à la Sia, con il portamento a mostrarcela vestita di un’eleganza black & white essenziale, con veli cangianti e spalline decisamente abbondanti (il videoclip a cui ci riferiamo è 2 Good 2 Be True). Se al cambio decennio abbiamo storto un po’ il naso davanti al suo personale Lost In Translation fatto di karaokistico e sognante synth pop nell’epoca del glo-fi (Good Evening, 2009), già in One Second Of Love, a parità di formato sostanzialmente casalingo, ne abbiamo apprezzato l’evoluzione nel senso di pop band (a suo avviso imposta da Secretly Canadian, ma tant’è), in particolare l’approfondimento di una vena r’n’b che diventerà più evidente nel comunque solitario e deludente Liquid Cool, uscito dopo la litigata con la label (di cui si diceva allora in sede di recensione).

In quest’ultimo Real High succede più o meno la stessa cosa che è accaduta nei dischi e alla personalità di Jessy Lanza nel passaggio dall’esordio Pull My Hair Back a Oh No: in comune c’è l’amore per Janet Jackson, la produzione (che è rimasta eminentemente elettronica) e la cameretta (in cui comporre da sole), a cambiare è l’attitudine, quel metterci di più la faccia, il mostrarsi femminile, puntando a rotondità pop più esplicite, senza tuttavia farle suonare come mancate hit commerciali (o demo delle stesse – anche se comunque il rischio è sempre quello). C’è da dire che a differenza di Jessy, Ramona la marcia l’ha ingranata alla svelta considerati tre album e svariati singoli ed EP pubblicati in precedenza a distanza ravvicinata, tra cui ricordiamo anche quello a nome Nite Jewel (Nite-Funk) in combutta con Dam Funk. In Real High ritroviamo innanzitutto quella patina di foschia che fa molto Los Angeles (nei synth raddoppiati magari da un assolo alla chitarra elettrica) ma anche una house altezza ’91 ’92 introdotta di sponda dal consueto synth pop della casa.

Soprattutto, è persino ovvio che la Gonzalez punta ora ad una produzione Jimmy Jam & Terry Lewis (team saccheggiatissimo in questi anni, vedi Pc Music, Night Slugs, Bok Bok, Kelela ecc.), dunque ad una Janet Jackson precisa, aggiornata a questi anni che hanno goduto di uno scibile musicale inimmaginabile ed annessi effetti retromaniaci. Tiriamo in ballo il buon Reynolds per dire che abbiamo notato meno lenti Instagram da queste parti e, di converso, maggiore coraggio, slancio, varietà, e quadratura pop nei tre buoni singoli proposti (2 Good 2 Be True, The Answer, Had To Let Me Go), ma anche in smalti, profumi e mood perfettamente estivi, smarcati dal facile cul-de-sac del cantarsela e suonarsela con uggia solitaria vestita di romanticismo (In The Nite). E’ ancora una produzione indie che gioca con il mainstream pop che fu, quella che ascoltiamo, ma con una cantante che anche solo tecnicamente parlando è cresciuta disco dopo disco, ed è ora in grado di sedurre con un format, nel suo piccolo, classico. Sentitela in falsetto r’n’b in Who U R, oppure in Obsession e in tutta la parte finale (ed in riva al mare) della scaletta. Semplicemente seducente.

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