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7.5

Prima il caso indie che fu Hissing Fauna …Are You The Destroyer, poi la fama raggiunta anche grazie all’amicizia delle sorelle Knowles, infine la buona affluenza agli show condita dal successo e gli ammicchi commerciali di False Priest. Il quadro astrologico di Kevin Barnes nel 2012 è chiarissimo: sarà l’anno decisivo per la sua carriera, sia che decida di fare un’altro dei suoi coup de théâtre in stile Skeletal Lamping, sia che tenti una quadratura differente.

Ed ecco un Paralytic Stalks anticipato dal distributore e dalla cartella stampa come il più maturo e completo album degli Of Montreal. In pratica un ambizioso concept sulla falsariga dei lavori prog dei 70s aggiornato alla grandeur delle recenti produzioni americane, compromesso tra pop e sperimentazione in stile The Age Of Adz di Sufjan Stevens (Authentic Pyrrhic Remission) le cui istanze neo prog sono pane per i denti affamati di certo pubblico da major indie americano oltre che influenza dichiarata di Kevin stesso.

Il disco è stato registrato nello studio personale di Athens e missato dai tipi della Chase Park Transduction con l’assistenza del bravo Drew Vandenberg (Deerhunter, Toro y Moi), chiamato anche a co-produrre. Con alcuni sessionmen mai-visti-prima e un nuovo membro ad hoc per curare la parte fiatistica (quel Zac Colwell, ora anche in formazione), l’album si è posto il coraggioso obiettivo di unire i vezzi sperimentali del Bowie di Low (Spiteful Intervention) e la tracotanza dei Pink Floyd di Dark Side Of The Moon (Gelid Ascent) e dei Queen di A Night At The Opera, senza negarsi l’urgenza autobiografica del Lennon arrabbiato dell’immediato post-Beatles (Dour Percentage, We Will Commit Wolf Murder) e incursioni nella classica contemporanea via Red Crayola e Revolution N.9 (Exorcismic Breeding Knife). Umile vero?

Ultra farcito di tutto quello che da sempre gli Of Montreal amano (funk, psych, folk, vaudeville, cosmica, r’n’b, ovviamente glam) e di ciò che fino ad ora era rimasto intentato (hip hop, techno, jazz e persino la cosiddetta contemporanea), Paralyctic Stalks pare proprio la grande prova che Kevin Barnes non era detto riuscisse a portare a termine. Imparando dai propri eccessi (Skeletal Lamping), la mente degli Of Montreal ha trovato il viatico tra una rinnovata ispirazione confessional-melodica e un’architettuta di premeditato mix-tape: non un album prog (che però con il prog gioca assai vedi Malefic Drowry, Wintered Debts) ma un grande show pirotecnico proprio come quello del citato lavoro di Stevens, con il quale condivide esclusivamente i pregi.

Ci riserviamo le classifiche di fine anno per decretarne, a mente fredda, impatto e reale portata. Per ora inventiva, vivacità e ispirazione (ascoltate una splendida Authentic Pyrrhic Remission che fonde Prince, Michael Jackson, i Bee Gees e Luciano Berio nello stesso sputnik) ne fanno un instant classic al pari, ci vien da dire, dei suoi riferimenti 70s. Per lo scatto finale verso la consacrazione manca giusto un booking à la Age Of Ads. Staremo a vedere. In bocca al lupo Kevin.

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