• Ago
    11
    2017

Album

Warp Records

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Sulla scorta del successo ottenuto all’ultima edizione del Festival di Cannes, dove Daniel Lopatin ha vinto il premio per la migliore colonna sonora con il crime drama Good Time, arriva quest’album corollario che ha goduto in fase di promozione di un hype extra per via del feat. di Iggy Pop nella traccia conclusiva, una piccola gemma chiamata The Pure And The Damned. In scaletta 13 tracce complessive che – e lo si capisce già dai titoli – seguono la trama del lungometraggio dei fratelli Safdie ambientato in una New York acida e illuminata dai neon dove l’ex vampiro Robert Pattinson e Ben Safdie stesso compiono una rapina che innescherà l’inevitabile, febbrile e rocambolesco seguito (che non staremo qui a rivelarvi). Il film sembra perfetto per un OPN che dalle schitarrate filtrate post-grunge, e per dirla con parole sue cybernetic rock, dell’enigmatico Garden Of Delete intende ricongiungersi con i sintetizzatori saturi e quei brandelli di 80s perduti tra Tangerine Dream (che per primi avevano utilizzato quell’estetica da chitarre elettriche che in verità erano synth), Vangelis e il Carpenter più astratto e basale che avevano costituito la polpa della sua produzione altezza Replica.

Incorporando sporadicamente dialoghi del film e puntando su un sound immersivo, HD e fondamentalmente synth-centrico, Lopatin risulta pienamente godibile anche nel lavoro su commissione, oltre che grandemente emancipato dalla pellicola. Nessuna sorpresa in questo: lo avevamo già compreso ascoltando i lavori che si sono sviluppati anche grazie alle sue intuizioni – vedi tanto Kuedo quando Roly Porter – che la cinematografia, o semplicemente il compendio visivo, sono sempre stati parte integrante della sua musica. Curioso inoltre che ci sia stato qualcuno che ha associato la New York dei Safdie alla Tokyo di Gaspar Noé di Enter the Void, film che ha anticipato molta dell’estetica cyber, aliena e alienata a tinte fluo, che ha investito il ritorno al futuro di questi anni culminato nel – bruttarello – Ghost In The Shell con protagonista Scarlett Johansson. Di fatto questa soundtrack si sposerebbe bene anche con le esterne di quel film di culto, e parliamo di musica vertiginosa, dai crescendo altisonanti, irrobustita da apreggiatori molto rock, scolpita su superfici trance puntilistiche à la Senni (Connie) e note sanguinanti quasi sempre ultra sintetiche che, oltre a musicare la New York del film, non avrebbero sfigurato sullo sfondo di una decadente e giallognola Los Angeles, quella vista da James Ferraro per intenderci. Tante le viste panoramiche che si aprono sui padiglioni auricolari o si adagiano sullo sfondo come la più classica delle Ore 10: calma piatta. E non manca neppure un tocco di iperrealismo e pop dalla porta di Miami Vice (Romance Apocalypse).

Spoilerata la soundtrack, l’ascolto rimane senz’altro vergine per impatto, visione e suggestioni. Mettetelo in cuffia, chiudete gli occhi e partirete per un bel viaggio al cui termine vi aspetta l’Iguana – e meglio non poteva concludersi.

25 Agosto 2017
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