Recensioni

Al quarto album Owen Pallett, violinista canadese collaboratore degli Arcade Fire ed ex-Final Fantasy – moniker sotto il quale ha pubblicato i primi due dischi -, mischia le carte in tavola, dando una svolta al suo songwriting. L’avevamo lasciato, con l’album precedente, alle prese con il regno immaginario di Heartland (2010), pretesto per sviluppare un concept orchestral-pop polifonico, del quale era più che altro la voce narrante.
In Conflict segna un importante cambiamento, non solo a livello musicale, ma soprattutto narrativo. Qui i testi sono abbastanza personali, anche se per sua ammissione non del tutto autobiografici; Pallett questa volta si lascia dietro i tanti personaggi, per rivelare un po’ più di sé, un procedimento “cantautorale”, se non ancora confessionale, al quale il Nostro approda ponendo se stesso al centro delle canzoni. Racconto e cronaca biografica si fondono, con immagini e notazioni degne del migliore Morrissey, del quale Owen è peraltro fan (gli Smiths citati in The Passions).
Musicalmente l’album vede una maggiore presenza di synth e percussioni (alla base ritmica ci sono Matt Smith e Robbie Gordon, già insieme al Nostro in una vecchia band, Les Mouches, e riunitisi nel 2011 come live band), oltre al consueto violino in loop e la partecipazione ancora una volta della Czech Philarmonic Orchestra. Ospite d’eccezione Brian Eno, presente soprattutto a livello di backing vocals, alla chitarra nella title track e al synth in The Riverbed. Presenza discreta e si direbbe quasi impalpabile, se non fosse che la sua ubiquità si nota eccome.
Prevale un senso forte melodico e una drammaticità che non diventa mai retorica. Pallet mantiene sempre il controllo e muove i fili delle (sue) varie anime, marionette docili nelle sue mani, plasmandole e adattandole alla sua elegante visione musicale. Sincera e diretta come non mai.
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