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7.4

Nel corso degli ultimi dieci anni abbondanti, Rostam Batmanglij si è distinto per la produzione di pop celeste e ultraterreno, dal peso specifico particolare. Ascoltare il suo tocco dentro e fuori i Vampire Weekend, dai Ra Ra Riot a Hamilton Leithauser, da Charli XCX a Santigold e Frank Ocean, è come venir sbalzati in una dimensione da sogno, tirati dentro a una festa senza coordinate precise, come camminare sulle nuvole. Il pop come il folk, l’Hip Hop come l’r’n’b, sul quale questo americano iraniano di prima generazione ha messo testa e mani è materia umana, anzi, umanissima finzione, miracolo di semplicità, prezioso artigianato di fragilità. Metti qualche arco lì e qualche percussione terrigna là, e poi quei camouflage a lavorare su calore, rotondità, lo spazio a tingersi di blu, questo staccarsi da terra in punta di piedi con il petto glabro e i vestiti bianchi. Insomma quel risultato che sembra così ovvio, ma di cui solo pochi sono capaci. Metti una Do You Remember per conto dei Ra Ra Riot, ma soprattutto la semplicità con la quale Ivy (Frank Ocean) avvolge le chitarre in polvere di stelle, oppure, viceversa, la scacchiera di una F.U.B.U. (Solange) dove il gioco si fa eleganza di morbidi contrasti ottenuti con effetti, sincopi, fiati, cori.

Dell’estro di questo thirtysomething ora lontano dalla Grande Mela e dagli amici Grizzly Bear (Ezra e co.) si sono accorti in molti, non ultime le HAIM, ma la sola Need Ur Luv di Charli XCX potrebbe bastare a saggiarne la capacità: quel metter la lente sul focolare domestico e da lì partire in levitazione, togliendo loudness e soffiando bolle di sapone, mantenendo il baricentro in equilibrio e ad altezza uomo. Al Rostam produttore e paroliere, ma anche al Rostam autore di brani sfusi condivisi nell’ultimo lustro abbondante (e non certo passati inosservati) mancava giusto un disco suo che ne raccontasse il percorso fin qui, un’immagine prismatica della sua sfaccettata eppur coerente, docile e camaleontica personalità. Half-Light risponde perfettamente a questo identikit ed è quasi filologico, specie all’inizio, nel tracciare un’epopea partita dai Vampire Weekend (di cui è stato produttore e paroliere) – vedi Sumer e Bike Dream, quasi outake della band il cui unico leader oggi rimane oggi Ezra Koenig – continuata nella parentesi Discovery, duo synth pop condiviso con Wesley Miles dei Ra Ra Riot – e poi nel pop-folk espettorato e rodstewartiano di Hamilton Leithauser, fino a cose in autotune tra pop e r’&b che, a dire il vero, pare riavvolgano il nastro ai suoi anni giovanili, al college per la precisione, e dunque ad un periodo pre-Bon Iver e pre-808s and Heartbreak (Hold You con il feat. dell’amica Angel Deradoorian).

Date le premesse, il disco suona inevitabilmente come un greatest hits, e già da questo punto di vista fa la sua porca figura (Gwan da sola giustificherebbe l’acquisto); eppure anche da quello del mero songwriting (la title track con Kelly Zutrau) o da quello squisitamente pop (Bike Dream) il risultato è garantito, così come la bontà del disco la si gode anche nella sua polpa più intima, su un piano latatamente autobiografico, come una astratta mappa psico-geografica a ricalcare temi quali la lontananza (nel 2013 Rostam si è trasferito da New York a Los Angles), l’amore, l’omosessualità e, non ultima, la famiglia con la quale il Nostro si ricongiunge anche a livello di tradizione musicale in un brano dal gusto cameristico e mediorientale già proposto nel 2011, Wood (per archi, sitar e tablas).

Un disco ricco, questo Half-Light, inebriante, anche inevitabilmente dispersivo (Rudy è un pezzo in levare che ricolloca Paul Simon in una Giamaica immaginaria), eppure uno degli album pop da custodire in questo 2017.

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