Recensioni

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Sono all’esordio, gli australiani Romy (voce e chitarra), Reuben (chitarra), Angus (basso) e Marc (batteria), ma sembrano di un altro tempo, a giudicare dai padri putativi citati nei riferimenti. La linea di sangue parte dai Velvet Undergound e prosegue lungo i cardini della wave britannica anni ’80 e dell’indie di matrice 90s. Già solo questo, quindi, basterebbe per augurargli ogni bene. Se poi aggiungiamo una scrittura ispirata, melodie frizzanti, intrecci strumentali ragguardevoli e la capacità di tenere desta l’attenzione sia pur per una mezz’ora scarsa, potremmo sentenziare che il quartetto di Melbourne sia già a metà dell’opera, se vale la regola che chi parte bene ha già percorso il 50% della propria strada.

I quattro le loro qualità le mettono in mostra senza ansie da prestazione, mescolando vintage e moderno con la sfrontatezza di chi sa il fatto suo. Ci fanno sognare, gli RVG, e siano benedetti per questo, tanto più nell’epoca dalla trap e delle mille tendenze pseudo-adolescenziali che ci vengono spacciate per nuova frontiera del rock. Le chitarre sono morte ma non ditelo a loro, che sciorinano un repertorio dall’aroma di storia a partire dall’opening e title-track, che riesuma la fierezza ed epicità di una Patti Smith periodo CBGB e dintorni, passando per Heart Paste, che sfodera un riff assassino à la Cure, IBM, tra echi Talking Heads e campionamenti di vecchi modem 56k, e quella Vincent Van Gogh singolo di lancio che sfoggia una penna killer muovendosi tra Echo & The Bunnymen, Chameleons e Jesus And Mary Chain.

Dai fumi densi e oleosi new-wave emergono qua e là zaffate che riempiono d’aria salubre i polmoni. È la suggestione l’arma del combo, che a volerlo inquadrare, potremmo inserirlo nella scia dei Girls Names per la sua abilità nel creare ologrammi perfetti di un passato che fu senza risultare macchiettistico, ma anche le strade di DIIV, Beach Fossils e Mac DeMarco non sembrano così lontane. E a fine corsa piazzano pure un capolavoro come That’s All, che è una goduria seguire nei suoi volteggiamenti dalla velvettiana Sunday Morning a un librarsi in aria a mo’ di All I Want Is You degli U2 e chiudere con quello che pare un voluto accenno alla meravigliosa Never Tear Us Apart dei conterranei INXS. That’s all. E ti pare poco?

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