• Apr
    05
    2018

Album

Saba Pivot

Add to Flipboard Magazine.

Saba è un rapper di Chicago – precisamente Austin – che i più si ricorderanno per le sue collaborazioni con Chance the Rapper, sia in Acid Rap (Everybody’s Something) che in Coloring Book (Angels). Questo Care for Me è il suo secondo album dopo Bucket List Project, e dopo un’uscita un po’ in sordina sta ricevendo l’attenzione e gli incensi che si merita. Ad oggi riesce difficile trovare un album di rap USA uscito nel 2018 che vi possa competere in termini di qualità e finezza. Il nodo centrale del disco è la morte di John Walt, cugino e compagno di Saba nel collettivo di Austin Pivot Gang, assassinato dopo un litigio in treno nel 2017. La perdita e la conseguente depressione diventano quindi il filo conduttore che guida le dieci tracce, in garbato equilibrio tra morbidezze old-school, intima auto-analisi e intuitivi riferimenti religiosi.

In quest’ultimo senso siamo lontani sia dalla profetica e vibrante religiosità dell’ultimo Kendrick sia dal recupero gospel di Chance. La dimensione abbracciata da Saba resta raccolta ed elementare, mai altisonante e proprio per questo semplicemente efficace. In BUSY/SIRENS traccia un parallelo oppositivo tra il sacrificio di Gesù, per la salvezza dell’umanità, e quello di Walt, ucciso per un cappotto. La futilità dell’oggetto alla base della disputa che porta il cugino alla morte suggerisce un ulteriore e sottinteso rimando biblico alla figura Giuseppe, il patriarca ebraico figlio di Giacobbe venduto dai suoi stessi fratelli perché invidiosi del cappotto regalatogli dal padre. Nella seconda parte della traccia arriva poi un’elegante ma velenosa polemica verso i soliti agenti di polizia, assassini di afroamericani innocenti guidati dai classici stereotipi razziali (dal profumo di marijuana ai capelli rasta), con riferimenti impliciti ad altri reali fatti di cronaca (i casi di Tamir Rice, Philando Castile e Stephon Clark). Questo resta l’unico riferimento politico di un disco eminentemente catartico, volto non a cercare compassione attraverso il racconto delle difficoltà del suo autore ma a confrontarsi con esse per non permettersi di evitarle (CALLIGRAPHY). È un mood dolorosamente introspettivo ma mai chiuso in sé stesso: resta delicatamente e necessariamente introspettivo, senza scadere in banali patetismi.

Il percorso di redenzione procede passando per la ricerca di palliativi per la depressione, attraverso relazioni vuote e opportunistiche (BROKEN GIRLS), il senso di colpa che accompagna la sindrome del sopravvissuto (FIGHTER) e la vacuità delle dinamiche sociali nell’era dei social network («If you press logout, you get forgotten / What’s a post, but a reminder just how boring our lives ar-ar-ar-are», LOGOUT). Nel finale con HEAVEN ALL AROUND ME la catarsi è completa, con l’ascensione di Walt al paradiso e la veglia su Saba da lassù. Un messaggio di felicità tutelare che sembra riprendere Angels, il pezzo collaborativo con Chance contenuto in Coloring Book. Musicalmente la resa è squisita: si slalomeggia con finezza tra superbi incastri di bassi (LIFE), raffinatezze pianistiche al sapore di jazz (CALLIGRAPHY, LOGOUT) arricchite da fiati crepuscolari (GREY) e fruscianti crepitii à la Dilla (FIGHTER) magari intarsiati di coretti e polverosi arpeggi di chitarra (SMILE). Tutte soluzioni stilistiche che contrappuntano perfettamente e vanno a braccetto con la narrativa dei rispettivi pezzi, come nell’ansiogeno crescendo finale di PROM / KING che racconta la morte di Walt immortalando il momento in cui Saba ne viene a conoscenza.

Un disco bello senza riserve: affatto innovativo o rivelatorio di chissà quali verità escatologiche, resta dolorosamente necessario per il suo autore e preziosamente fecondo per le riflessioni dell’ascoltatore. Ad averne.

15 Aprile 2018
Leggi tutto
Precedente
Manic Street Preachers – Resistance Is Futile
Successivo
Samsa Dilemma – Wake Up Gregor!! Samsa Dilemma – Wake Up Gregor!!

album

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite