• ott
    24
    2018

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NUXXE

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Il collettivo di Londra NUXXE (composto da Sega Bodega, Coucou Chloe, Shygirl e Oklou) sembra essere alla ricerca di una via di mezzo tra alcuni dei trend più caratterizzanti dell’elettronica sperimentale degli ultimi anni. Sia in solitaria che in combutta con le colleghe, il produttore Salvador Navarrete, in arte Sega Bodega, incarna questo spirito di ricerca. Nelle sue produzioni si riconosce, da una parte, lo spirito accelerazionista di PC Music e SOPHIE, la medesima propensione per sonorità plastificate ed esasperazioni pop (la prossimità si fa sentire, in particolare, in alcuni momenti dell’EP Sportswear e nel doppio singolo Nivea/Bacardi). Dall’altra, nella musica di Bodega, cresciuto a metal, hip-hop e r’n’b, si ritrovano stilemi della cosiddetta ‘deconstructed club music’ di variante più corrosiva. I suoi due ambiziosi mixtape di ‘colonne sonore per nuovi trailer di vecchi film’ (usciti nel 2015 e nel 2017, entrambi a nome SS), per intenderci, hanno più terreno in comune con Rabit che con A.G. Cook.

Le implicazioni di questo sdoppiamento (o battaglia interiore?), oltre che puramente musicali, sono anche contenutistiche e d’immagine. I tipi di NUXXE flirtano con una delle armi principali di PC Music, la feticizzazione di consumismo e popstardom, per poi gettarsi a capofitto in un senso di malaise e disamoramento per la club culture decisamente più vicino al modus operandi ‘di resistenza’ degli industrialisti (il circuito NON, per esempio). Iconici in questo senso il brano di Bodega CC (2017), interpretato letteralmente a colpi di tosse da Shygirl, il mortifero r’n’b di Oklou in Friendless e l’intero immaginario da popstar insalubre di Coucou Chloe, specie nel video dell’indecifrabile Flip U, prodotta da un Bodega in modalità rumorista.

Assieme all’EP Erika Jane di Chloe (2017) e all’incendiario esperimento industrial-grime Cruel Practice di Shygirl (2018), il nuovo EP di Bodega self*care arriva a consolidare il profilo di NUXXE, ma a chiarire le idee manco di prova. Non a caso Navarrete lo descrive come «a portrait of an artist in flux», un’ottima immagine per definire il calderone di riferimenti musicali dei nuovi brani. Come se non bastasse, la copertina è opera dell’esteta d’eccellenza in casa PC Music, Hannah Diamond, mentre il tema portante è la ‘cura del sé’ a fronte di una condizione di precarietà e di un’indole depressiva. Oltre a inserire (e manipolare) per la prima volta la propria voce, Bodega sembra più determinato che in passato a trovare soluzioni di mezzo, smussando gli angoli delle sue produzioni più rumorose a favore di pesanti bassi, beat al rallentatore e sonorità r’n’b perdutamente malinconiche. Queste ultime caratterizzano il brano di apertura cowgirl, incorniciato da estemporanee mitragliate e trainato da una mesta melodia per clavicembalo digitale e voice synth, il tutto sufficientemente edulcorato da passare pressoché inosservato. Stesso principio in azione in maryland, in cui di nuovo abrasioni e rumore compaiono solo di sfuggita, lasciando ampio, logorante spazio a un impianto melodico alquanto soporifero.

Fatta eccezione per questi due momenti di incontinenza emotiva, in cui Bodega sembra voler raggiungere un picco di pathos che di fatto non arriva, il resto dell’EP gioca meglio le sue carte. kisses 2 my phone, senza dubbio il brano più contagioso dell’intera discografia di Bodega, unisce a quelle più sornione dell‘r’n’b le sonorità scalpitanti dell’industrial, sfumando i contorni di entrambe. Il risultato è una sorta di orecchiabile, fredda hit r’n’b in bilico tra confessione e un approccio ‘no fucks given’. L’ambiguità calza a pennello i versi di Navarrete, intento a contemplare lo smartphone come strumento di espressione narcisistica e angosciante voyeurismo («I know you’re with her breeding/I don’t wanna seem so cold, I’m so misleading/Kisses 2 my phone»). In gag relfex tutto è ridotto all’osso, una lacerante melodia all’electric piano lasciata in sospeso, spezzata e ripetuta in un mare di riverberi, un mostruoso mugugno scaraventato in primo piano a comunicare un generale senso di alienazione. hopeless!!! fa fede al tema del disco («Am I hopeless?», chiede una robotica voce a più riprese), ma calandolo in contesto rave. Qui e nell’eccellente daddy, trainata da melmose distorsioni alla chitarra, Bodega scatena il suo lato più frenetico e surrealista, unendo ad assordanti bassi e demonici vocals di vaga reminiscenza cyberpunk una congerie di fulminanti ritmiche Latinx e sonorità grime. Si respira qui, finalmente, un po’ di quell’aria tossica ed energizzante assieme che sinora ha contraddistinto il lavoro migliore di Sega Bodega e NUXXE.

29 Ottobre 2018
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