Recensioni

7.1

Denso secondo semestre 2016 per Shifted, che se ne frega delle leggi commerciali e dei rischi di ipersaturazione del mercato e inanella da agosto a ottobre una release al mese: delle tre pubblicazioni, l’ultima della serie (dopo i 12” Six Steps To Resurgence, per la sua Avian, e Drifting Over, che ha inaugurato la nuova omonima sublabel personale) coincide con il terzo album firmato con l’alias principale che Guy Alexander Brewer ha adottato per la sua seconda vita dopo gli exploit d’n’b di commixiana memoria.

Tolti un paio d’anni fa i veli dell’anonimato dopo aver acquistato piena fiducia nei propri mezzi, qui – almeno a parole – Brewer si riappropria del suo passato, immergendo suoni e memorie in un caldo olio techno ma senza lanciarsi in rischiose ricette fusion: i riferimenti al mondo drum & bass rimangono comunque sottotraccia, mentre per chi ascolta senza conoscere o senza lasciarsi influenzare dalle intenzioni dichiarate, queste Appropriation Stories sono comunque la dimostrazione che il ragazzo si merita l’interesse che sta suscitando. L’album trova spazio nell’hospitale etichetta dell’hub umano Dominick Fernow, che già aveva inserito a catalogo della side label Bed Of Nails il secondo long playing di Shifted, Under A Single Banner, con il quale Brewer aveva passato i primi esami di techno comparata, specializzazione industrial.

Qui si discute la tesi “Flusso e tensione: corpi in movimento e distopie tra Basic Channel e Downwards”, con ampie citazioni in bibliografia di Chain Reaction e Sandwell District: pur trattandosi principalmente di lavoro compilativo e non sperimentale, il disco dimostra piena padronanza della materia e capacità di collegamenti, immergendo in ambientazioni cineree (in ingresso This Passage ribolle di bassi e detta il mood, in chiusura The Faintest Trace, The Quietest Whisper richiama le atmosfere dark dei protegés SHXCXCHCXSH) tracce a 126 bpm assolutamente funzionali ai dancefloor più brumosi ed esigenti (spiccano l’ipnotica Vacive e la vischiosa Resin & Lacquer, con Spires a rappresentare l’abstract perfetto). Non sorprendente e senza lode, ma promosso in scioltezza.

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