Recensioni

7.1

Non so se vi sia capitato di guardare Ragnarok, serie televisiva nordica, danese-norvegese, disponibile su Netflix (seconda stagione stranamente già confermata). L’ambientazione è una città immaginaria chiamata Edda, in ovvio riferimento alla saga scritta in Islanda nel tredicesimo secolo, e la trama, per farla breve, gira attorno a un’attualizzazione della mitologia norrena. I personaggi sono scissi tra fragilità umane e poteri speciali in linea di successione con gli dei dell’antichità, ed è interessante che il Ragnarok in questione, cioè la battaglia tra le forze della luce e quelle delle tenebre che precede la fine del mondo, si svolga anche per salvaguardare l’ecosistema dall’inquinamento.

Odin’s Raven Magic è stato sviluppato proprio a partire dalla fascinazione nutrita da Hilmar Örn Hilmarsson, leggendario musicista locale e autorità religiosa nel rito pagano Ásatrúarfélagið alla sua prima partnership artistica con i Sigur Rós, nei confronti della letteratura medievale e nello specifico dell’Edda, ancora più nello specifico del capitolo dal titolo Hrafnagaldur Óðins, per l’appunto Odin’s Raven Magic. La storia, incentrata su due corvi che Odino inviò a sorvolare la Terra con il compito di portargli indietro informazioni, non si fa mancare il racconto di un banchetto a cui parteciparono gli dei del Valhalla, durante il quale infausti segnali si manifestarono come oscuro presagio dell’apocalisse imminente. Leggiamo sempre nel comunicato stampa che Hilmarsson ha dichiarato al riguardo: «È un poema molto visuale, con immagini di decadenza e di un mondo in fase di congelamento da Nord a Sud. È la rappresentazione di un apocalittico avvertimento. Forse le genti di quell’epoca lo percepirono sulla loro pelle. Al giorno d’oggi, di fatto, l’Islanda è coinvolta in una questione ambientale che riguarda l’energia idro-elettrica e la distruzione degli altopiani. Stiamo ricevendo un altro avvertimento».

Odin’s Raven Magic arriva dunque come una novità per la band islandese, senza contare alcune uscite limitate, ferma dal 2013 dell’ottimo e cupo album di studio Kveikur, ma in realtà è un recupero dagli archivi a lungo atteso dai fan più completisti. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Schola Cantorum Reykjavik e L’Orchestre des Laureats du Conservatoire national de Paris, commissionato dal Reykjavik Arts Festival nel 2002 ed eseguito soltanto poche volte nel corso di quello stesso anno. L’esecuzione che ascoltiamo è stata registrata a La Grande Halle de la Villette di Parigi. Oltre a Hilmarsson, ha poi partecipato Steindór Andersen, cantore della tradizionale narrativa epica di cui sopra nonché pescatore. Gli arrangiamenti orchestrali e corali sono stati curati dall’ex membro Kjartan Sveinsson – adesso i Sigur Rós si sono trasformati addirittura in duo, dopo la recente defezione del batterista Orri Páll Dýrason – e da Maria Huld Markan Sigfúsdóttir, violinista delle assidue collaboratrici amiina.

I brani in scaletta sono otto, dal Prologus in pompa magna del tutto strumentale al crescendo da kolossal di Alföður orkar, mentre nel singolo Dvergmál alla voce salmodiante di Andersen si aggiunge finalmente quella di Jónsi (tornato nel 2020 in veste da solista con Shiver), sulle ali di archi drammatici. Musicalmente la scena è agguantata da una marimba in pietra a cinque ottave realizzata appositamente dallo scultore e artista Páll Guðmundsson (date un’occhiata ai video dello show), ma nella classicità atavica del tutto non manca qualche striatura sintetica ben congegnata (si senta quella Stendur æva che evolve via via in direazione ()). Un loro album dal vivo, i Sigur Rós lo avevano già pubblicato: Inni del 2011. Odin’s Raven Magic è un’esperienza a parte, straniante e sacrale come poteva esserlo, inevitabilmente su altri e più alti livelli compositivi, la rivisitazione della góreckiana Symphony No. 3 (Symphony Of Sorrowful Songs) a opera di Beth Gibbons e della Polish National Radio Symphony Orchestra. Insomma, non è imprescindibile, Odin’s Raven Magic, anche perché nella sua seconda metà tende alla ripetizione di temi e soluzioni sonore. Semmai, è di comunque affascinante aiuto nel collocare sempre più i Sigur Rós nel mito e a nostra volta collocarci nelle loro tales di riferimento.
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