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Debutto solista per Joshua Eustis dei Telefon Tel Aviv, gruppo sciolto in seguito alla morte del secondo membro Charlie Cooper, scomparso nel 2009. Molti dei brani compresi in questo lavoro sarebbero dovuti finire nel nuovo album del combo americano. Sonorità attese: aura di ricordi anni ’80, pad ambient à la Boards of Canada e qualche malinconia Morr. Al lutto per l’amico d’infanzia, si aggiunge pure la perdita del padre (Crowes On The Eaves Of My Father’s House), e quindi l’analisi della malinconia s’infittisce sì dei ricordi che caratterizzavano le produzioni precedenti, ma anche di sensazioni spossanti, quasi inconfessabili.
L’elettronica si aggancia a un sentire cupo e definito su coordinate ottantiane, cose ovviamente già sentite ma qui prodotte in maniera “sbeccata”, aggiungendo qualche sporcizia analogica che conferisce alla proposta un nonsoché di privato e di morboso. In un’intervista a proposito del suono del disco e di questa particolare resa acerba, Joshua ha dichiarato che “il suono dovrebbe avere la stessa velatura di quando si sente qualcosa attraverso un muro, o quando si guarda su un vetro sporco, o più specificatamente, quando si cerca di ricordare qualcosa che una volta sembrava vivido e che col passare del tempo è diventato appannato”.
Lo stile viaggia a cavallo fra ricordi New Order (The Whip), Nine Inch Nails (Eustis ha collaborato con il gruppo di Reznor nel 2013), Depeche Mode (citazione a Everything Counts nei pad della titletrack), George Michael (Hold On Hold Still For A Second), glo-fi (A Strange Sound) e deep house (O, Death). Senza conoscere il dietro le quinte, qualcuno potrebbe benissimo etichettarlo come un buon disco electro pop retrofilo.
Quello che invece esce dalla penna e dalla mente di Joshua Eustis è un piccolo diario intimo di un mondo che non tornerà più, l’evocazione di troppe persone scomparse o dimenticate. Il tutto è reso con una semplicità disarmante, che potrebbe piacere sia agli amanti del pop, che a quelli più vicini al clubbing. Una delle prove più sentite dell’intera annata sintetica, affine alla sensibilità di Circlesquare, Pet Shop Boys, Talk Talk e Jori Hulkkonen. Qualche lacrimuccia la fa scendere anche ai cuori più scafati. Ben tornato, Joshua.
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