• giu
    16
    2015

Album

Topshelf Records

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Dopo la memorabile stagione 2013 (immortalata in questa compilation) l’emo ha continuato a riproporsi all’interno di dischi piuttosto godibili (Home Like No Place Is There degli Hotelier, ad esempio) e di live-comeback di nomi storici (American Football, Van Pelt e Brand New). La richiesta e la voglia di certe sonorità – specialmente nella variante midwest – è chiaramente diffusa e lo dimostrano anche i nostrani And So Your Life Is Ruined.

Discograficamente parlando, il 2015 fino ad oggi non ha regalato tantissimo, a livello di emo & dintorni: con Citizen e Annabel autori di dischi vagamente telefonati e prevedibili, escludendo Peripheral Vision dei Turnover che il genere lo sfiora solamente, la palma di miglior album di questa prima metà di anno va probabilmente a Joy, Departed dei Sorority Noise.

Guidati da quel Cameron Boucher già leader degli Old Gray dell’ottimo An Autobiography, i Sorority Noise tornano sulle scene ad appena un anno di distanza dall’esordio Forgettable con un disco più solido e vario, capace di muoversi con una certa facilità tra aperture melodiche e spleen depressivi. Rispetto agli slogan spoken/screamo degli Old Gray, i testi di Boucher sono meno pretenziosi, più diretti, intimi e – chiaramente – in linea con le tematiche care al genere, quali relazioni complicate, sentimenti non corrisposti, frustrazione e disillusione nera. Meglio accompagnano questi tòpoi gli episodi musicalmente più toccanti: Blissth (“I can still hear you sing/But you’ll never sing for me/My eyes will continue to sink/I wasn’t built to exist“) e Fluorescent Black, due ottimi esempi di intensità emotiva. Ancora più lacerante, per certi versi, Your Soft Blood.

Non è solo un inno alla malinconia e allo sconforto: Joy, Departed in realtà – soprattutto nella parte centrale – fa propri molti momenti in cui la testa si alza strappando anche qualche sorriso, grazie a un impianto musicale che unisce power pop e punk-pop. Noisey, ad esempio, è materiale che non avrebbe sfigurato all’interno di un album dei Weezer di quindici anni fa, tra riff secchi e melodia. La strofa di Art School Wannabe è cinicamente allegra con un pizzico di ironia, mentre Using suona quasi leggera.

Il continuo alternarsi di battute lente e sferzate uptempo dona all’intero Joy, Departed un senso di continuità e di eterogeneità che lo rende un passaggio consigliato, soprattutto per gli amanti del genere.

7 luglio 2015
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