• Gen
    19
    2018

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Rough Trade

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Se il rock’n’roll è morto e resuscitato varie volte rendendo il dibattito attorno alla sua golden age un esercizio futile e infruttuoso, il glam di converso è un genere ombrello che ha coperto un arco temporale preciso, godendo in seguito – come ha sottolineato il buon Reynlods nel suo libro Shock And Awe – di una serie di aftershocks, o se vogliamo dirla altrimenti, Mutatis mutandis. L’eco del glam è dunque risuonato in Moving, il tributo a Lindsay Kemp contenuto nell’esordio di Kate Bush, nelle boutade di John Lydon, nella devozione dei Japan per Roxy Music e Bowie (con i primi a essere stati grandi ispiratori anche per Siouxie) e nei continui paragoni, durante gli 80s, tra quest’ultimo e Grace Jones (la Bowie donna). Poi ha continuato a rivivere nel makeup dei Twisted Sister – e compagine Hair Metal – fino ai Def Leppard, nell’amore di Morrissey per i New York Dolls (passione che condivideva del resto con Nick Rhodes dei Duran Duran), nella teatralità di Marilyn Manson (il nuovo Alice Cooper “senza le hit”), per poi sfociare nel digi-glam di Britney Spears e Lady Gaga e riprendere forma – recentemente – in un autentico e circoscritto revival con Foxygen prima e successivamente con i Lemon Twigs poi, con gli MGMT (il cui esordio conta quest’anno un decennio dalla sua uscita fisica) e soprattutto St. Vincent a fare da illustri antecedenti, assieme agli Of Montreal, naturalmente.

Insomma il glam non se n’è mai andato via del tutto, ma senz’altro non abbiamo avuto, almeno finora – ma dubitiamo – segnali di un suo ritorno “generazionale”. Così, all’interno di un inizio 2018 in cui le star della trap nazionale e internazionale fanno dischi (da) Rockstar, e l’hip hop, r’n’b e tutto un giro di musiche ibridatamente elettroniche la fanno da padrona, eccoti spuntare questi Starcrawler che già sulla carta sembrano i soliti raccomandati del rock. Piccolo riassunto: la band è nata nel 2015 tra i banchi di scuola, e dopo la pubblicazione di un primo singolo – Ants – ha debuttato lo scorso 19 gennaio con un Lp omonimo registrato da Mr. Ryan Adams nei suoi Pax AM studio di Hollywood e lanciato da un singolo il cui videoclip è stato firmato dalla nota fotografa Autumn de Wilde, mamma della frontwoman Arrow. Mettici che il loro sound è un ritorno ai basamenti del (hard) rock e al r’n’r e dunque ribaltato rispetto alla prosopopea dei citati Lemon Twigs (semi-prog) e dei Foxygen, con i quali, tra l’altro, condividono lo stato di provenienza, e saremmo in provinto di chiudere un pregiudiziale cerchio dei figli di papà da bocciare senza appello.

Eppure quella che Gigwise presenta come «la band più eccitante sulla (inglese) Rough Trade da un bel po’ di anni a questa parte», sebbene le cose non si rivelino esattamente queste, non è da buttare. E’ tutto un bel gioco che pare possa durare poco, fors’anche il tempo di questo debutto, ma finché ce n’è, questo è il menù, come s’intuisce dall’ottima Train, che con le sue chitarre sparate e gli amplificatori distorti spinge dignitosamente l’album nella direzione delle The Runaways (ancor più evidenti in Different Angles) ma anche in quella di certi riffettoni Black Sabbath ammorbiditi Suzi Quatro (vedi una festaiola Pussy Tower e anche le più classicamente rock Chicken Woman e What i Want). Pregno di magliette sudate, feste, pogo e locali, il disco tutto sommato si regge, e raggiunge il suo apice proprio nel singolo/videoclip I love LA, dove s’intuisce che la band non si prende troppo sul serio proprio come insegnano i buoni Ramones e proprio come suggerisce la visione delle storiche stagioni della sitcom That ’70s Show (tornata recentemente alla memoria collettiva per il fattaccio legato a Danny Masterson), probabile oggetto di binge watch smodato in modalità Netflix.

Insomma, non saranno i nuovi Yeah Yeah Yeahs e manco i Darkness, dal vivo la frontwoman Arrow de Wilde non sarà quel drago del microfono e quella genuina provocatrice all’incrocio tra Joan Jett e Suzi Quatro (poco ci fa la camicia di forza), ma senz’altro nel suo essere veloce, aggressivo e passeggero (proprio come l’adolescenza salutata da poco dai quattro componenti della band), il disco si fa ascoltare.

25 Gennaio 2018
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