Recensioni

I The Drums – che ormai sono una one man band con il solo Jonny Pierce al comando – arrivano al quarto disco forti delle belle parole che la critica ha loro riservato in questi anni e di un seguito non indifferente. Come si notava in sede di recensione, in merito allo scorso Encyclopedia, «la band ha avuto nel tempo (dai primi EP fino a Portamento) il difetto di non tentare mai realmente l’allargamento dei propri orizzonti sonori». Questa affermazione, ancora valida, viene rafforzata da Abysmal Thoughts, un album che ripropone un’interessante fusione di dream-pop e new-wave (ormai marchio di fabbrica della band) che sembra però meno ispirata rispetto a quanto ascoltato negli ultimi dischi.
Così, accanto a I’ll Fight For Your Life e Blood Under My Belt, che sono i classici brani in stile The Drums, ci ritroviamo a scorrere dodici canzoni che non reggono il paragone con i momenti migliori degli americani: Mirror è interessante ma i suoi quattro minuti, soprattutto nel finale, sembrano avere la maledizione di dilatare il tempo. Anche le premesse nel mix di Mac DeMarco e Talking Heads (Are U Fuked) crollano risucchiate nella monotonia che aleggia lungo tutto il disco. Possiamo dire che lì dove Encyclopedia riusciva a reggere e resistere a una tracklist molto stretta in termini di sound (la mescola di Smiths, Joy Division e scenari dreamy) e scelte strutturali (il classico formato canzone che strizza l’occhio al pop), Abysmal Thoughts fallisce, e a poco servono i rivoli di suoni sintetici (Your Tenderness) che sbucano di tanto in tanto.
Win Butler disse una volta che un gruppo per lui dovrebbe reinventarsi a ogni album, ma a volte questa visione cozza con esempi di artisti che rimangono fedeli al proprio stile e non si schiodano di un millimetro. Il problema col quarto album dei The Drums non nasce da questo nodo: è l’ispirazione che ha voltato le spalle alla band, costringendola a ripiegare su se stessa (Rich Kids).
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