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7.5

Si può analizzare il Thundercat musicista senza aver prima sviscerato a fondo l’uomo Stephen Bruner? Difficile, se non impossibile. Facilissimo, invece, lasciarsi andare a facili risolini osservando il Thundercat Otaku, appassionato patologico di videogiochi (e rispettive o.s.t.) e anime tanto da crearsi un avatar tanto appariscente quanto autoironico, a metà strada tra un Blanka con la Poké Ball, ma tratteggiato dalla geniale matita di Akira Toriyama. Tre entità inscindibili perché tutte pivotali per comprendere appieno il fenomeno Thundercat e quindi, o si prende il pacchetto completo o nulla, è così e basta.

Successore del pluriacclamato Drunk, It Is What It Is – quinto lavoro in studio e quarto sulla lunga distanza – è il disco che ci si deve aspettare da Thundercat: schizofrenia funk/chiptune riversata su VHS usate trovate in cantina, tra vecchi commercial di console e puntate di Headbanger’s Ball e Yo! MTv Rap, in cui la degradata pasta del nastro magnetico fa glitchare suoni e video sovrapponendoli, invocando presenze hauntologiche e scatenando sconnessioni nostalgiche e spazio temporali. È Steve Arrington quello che suona o è una vecchia registrazione sovraincisa? No, è proprio lui su Black Qualls, ed è qui che Thundercat cala l’asso, costruendo credibilissimi falsi storici e fascinose suggestioni, mescolando da novello Zappa dei wormhole passato, presente e futuro.

Grande bravura e grande musica liofilizzate in trentotto minuti scarsi, in cui tutte le passioni di Bruner convivono simbioticamente: Bootsy Collins, Jaco Pastorius, Steve Arrington e i suoi Slave, George Duke e Stanley Clarke – la sua Vulcan Princess potrebbe essere tranquillamente uscita da una jam del felino di South Central – ma anche le sue influenze non convenzionali come Hiroshi Kawaguchi – compositore dietro le colonne sonore di Out Run, Hang On e Space Harrier – e Masato Nakamura, bassista e autore della o.s.t. di Sonic The Hedgehog e di Spring Yard Zone, una delle tracce forse più importanti della formazione di Thundercat. A tal proposito, Hyperdub e Red Bull Academy avevano dedicato alla game music una serie di approfondimenti intitolata Diggin’ In The Carts di cui potete trovare qui e qui alcune informazioni.

Su It Is What It Is, come da tradizione ormai delle uscite targate Thundercat, tante sono le collaborazioni esterne: oltre al sempre presente Flying Lotus che anche a questo giro è produttore e promotore attraverso la sua Brainfeeder, contiamo Lil B, Kamasi Washington, il già citato Steve Arrington, Ty Dolla $ign, BADBADNOTGOOD in King Of The Hill, Childish Gambino e Steve Lacy che partecipano su Black Qualls, singolo di hard funk devastante scelto come apripista e pubblicato a gennaio. Un lavoro sull’amore, sulla vita e i suoi alti e bassi, e qui il pensiero non può che andare all’amico fraterno Mac Miller a cui è dedicata la conclusiva It Is What It Is e l’intero album: «Perdere Mac è stato estremamente difficile e la sua scomparsa mi ha dato tanto dolore», ha dichiarato Bruner «la sua dipartita ha scosso la terra sotto i piedi di tutti noi e dei musicisti che facevano parte della nostra comunità».

It Is What It Is è ispirato, veloce, elettrizzante: un blob di ghezziana memoria in cui tutti i tasselli, anche le schegge sonore di pochi secondi, hanno un ruolo fondamentale nella realizzazione di quello che si deve definire, senza se e senza ma, il capolavoro di Thundercat.

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