Recensioni

7.3

Si avvicina la soglia fatidica dei quaranta per il buon Tim Kasher. Tenuto conto dei quasi venti anni di carriera e della dozzina di album sul groppone – tra Cursive, The Good Life e l’esordio solista The Game Of Monogamy – è comprensibile che voglia tentare la zampata importante. Più sorprendente è il modo, la freschezza, l’impudenza con cui stravolge le aspettative, quella capacità di rilanciare la palla in un territorio effervescente riuscendo a raccapezzare comunque una coerenza di fondo anche piuttosto solida.

Il polistrumentista, autore e cantante del Nebraska realizza col sophomore Adult Film una misticanza nevrastenica e intensa, lucida e scapestrata, malinconica e stramba.  Dieci tracce che zompano tra lo-fi arrembante e saltimbanco psych-pop, concedendosi pause riflessive che suggeriscono ferite profonde. Immaginatevi il primo Badly Drawn Boy colto da vampe Xtc (The Willing Cuckold), preso a sganassoni dai Pavement (Truly Fraking Out, American Lit) o infervorato di ruggini Eels e agra follia Robyn Hitchcock (Life And Limbo). Oppure un Elliott Smith narcotizzato dal Billy Corgan più soffice (You Scare Me to Death, Where’s Your Heart Lie, Lay Down Your Weapon).

A tratti quello di Tim sembra un cabaret eccessivo – certe digressioni bandistiche, quelle visioni sonnacchiose quasi canterburiane, persino certi quadretti sintetici dal retrogusto spacey – come se la voglia di svariare e sparigliare le coordinate gli avesse preso un po’ la mano. Ma per uno strano e prodigioso gioco di contrasti ne esce fuori un ritratto attendibile, persino coeso, frutto di una sensibilità  in bilico tra intimismo e scelleratezza, tra sfrontato languore e impeto malfermo. Tra artificio e vita.

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