Recensioni

7.1

Basta guardarlo Chaz Bear (ex Bundick) per capire che le categorizzazioni e le delimitazioni di confine non fanno per lui, e nemmeno per la sua musica. Eclettico eppure delicato, composto e stravagante assieme, concentrato sul taglio da dare di volta in volta ai suoi album, il musicista ma anche producer è scampato al travolgente (ma pure strangolante) cavallone del glo-fi, riuscendo negli anni seguenti a catturare un pubblico via via più trasversale che ha trovato in lui un artista colto oltre che scrupoloso, consapevole delle influenze e delle passioni che da sempre lo animano in musica. Arrivato a Boo Boo Toro y Moi è un marchio riconoscibile, e di sintesi tra r’n’b, funk/soul/fusion di marca Settanta, AOR rotondissimo ed eleganze Steely Dan come Big Star gliene abbiamo sentite fare e bene in Anything in Return e prima in Underneath the Pine. E’ vero, ultimamente Chaz s’era dato un po’ al rock e alla psichedelia progressiva – What for?Star Stuff (coi fratelli Jared e Jonathan Mattson) – ma ora il ritorno è di quelli coi synth, e con loro lo scazzo di primi 90s molto cool, una naturale chill-vibe che ritorna summer breeze, magari stuzzicata da un funky rilassato che nell’opener (Mirage) sembra guardare a un orizzonte estivo, metti tra Piero Umiliani e lo svacco del g-funk.

Boo Boo è un disco bidirezionale, che guarda indietro a quelle che sono le fondamenta della formazione artistica di Bear per proiettarsi in avanti, entrando in dialogo con il concetto di album da “flusso di coscienza” approntato da Frank Ocean in Blonde (No Show, You and I) ma flirtando anche con quella (vocoder) trap di cui Kanye West può a buon titolo considerarsi l’apripista (vedi una Windows). Il disco poi è centrato su un pop sintetico molto di maniera, d’autore, raffinato, fatto con semplice artigianato, metti un paio di tastiere e una drum machine. L’appetibilità per la radiofonia è messa in gioco, certamente, eppure le canzoni si sciolgono spesso ai lati su paesaggi e passaggi quasi ambient, sul filo della psichedelia (non banale chillwave), come se a un motivetto melodico dovesse seguire una successiva catarsi (l’interludio per piano riverberato di Pavement).

E’ un disco di belle maniere si diceva, perfetto per le sere d’estate, forse un poco avviluppato su se stesso in queste meline fatte di zuccheroso r&b. Come sembra suggerire il dinoccolato intimismo del singolo Girl Like You – che sembrerebbe uscito da Purple Rain se solo fosse stato inciso in California – in un lavoro così sono le canzoni a doverti rimanere appiccicate addosso, non solo i profumi e, in definitiva, il vestito. Qualcuna di queste questo effetto lo fa (a parte il singolo appena citato, vedi anche Mirage e Windows), altre rimangono aderenti a una seducente connettività pop. Come abbiamo detto in passato, sembra che per Toro Y Moi il bello debba ancora arrivare. Per il momento bene così, e qualcosa anche in più di così.

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