Recensioni

7.2

Già nella recensione dello scorso Flower Boy dicevamo dell’eclettismo imprenditoriale di Tyler, tra furbi collettivi fichetto-punk ormai defunti (Odd Future), magazine, cartoni animati, show radiofonici, vulcanica presenza su Twitter e soprattutto un’impronta importante nel mondo dello streetwear – Vans, Golf Wang, Converse (con la sua personale linea Golf LeFleur), e non dimentichiamo che se oggi un quindicenne su due ucciderebbe per una maglietta Supreme, grande merito va dato proprio a Tyler. E se in tutto questo calderone la musica appare uno dei tanti tasselli, pure l’etichetta di rapper va decisamente stretta almeno da un paio di dischi. Più che altro Tyler sembra proiettato verso una dimensione da curatore à la Kanye West o à la Travis Scott, pur senza avere lo status iconico del primo né l’appeal giovan(il)e del secondo. La sua sembra restare una proverbiale via di mezzo e non è sempre chiaro quale possa essere il pubblico di riferimento delle sue uscite discografiche. 

IGOR prosegue l’andazzo senza grossi scossoni: si rappa sempre meno, si mischia sempre più, pescando da tutto un po’ ma ammantando l’intingolo della solita patina 80’s e 90’s che oggi fa molto fico ma tra una decina d’anni chissà. La domanda da porsi quindi, al di là dell’omosessualità del protagonista (ancora in chiaroscuro e in definitiva mai centrale) o della coolness dei beat (che sono cool, sì) è: ma i pezzi ci sono? E la risposta è assolutamente positiva, ci sono eccome. Il disco è bulimico e furbetto, sciorina una pletora di riferimenti obliqua in ogni senso ma resiste agli ascolti ed è denso di chicche nascoste da scoprire (a partire dai sample). Le singole tracce centellinano con grande parsimonia i ritornelli immediatamente identificabili, e si preoccupano piuttosto di non cristallizzarsi quasi mai in una forma canzone compiuta, aggrovigliandosi in continui twist di beat e di mood. Ecco allora alternarsi la più ballabile I THINK, RUNNING OUT OF TIME nebulizzata in una coltre di synth cosmici, la super (di)storta NEW MAGIC WAND, l’interlocutoria hit (?) EARFQUAKE e la tenera ballata BDSM PUPPET. A BOY IS A GUN è un singolo soul che potrebbe essere uscito dal nuovo disco di Chance the Rapper tra basso serpeggiante, scampanellii vari e campioni vocali vintage. WHAT’S GOOD esordisce con una strofa claustrofobica e spettrale che sembra guardare fisso a 212 di Azealia Banks salvo poi smarrirsi in aperture psych inaspettate e calcare la mano sulle asprezze noise e industrial nella seconda metà. GONE GONE ha un ritornello rubacchiato ai Jackson 5 e una chitarra acustica bella festosa in primo piano.

La coerenza necessaria dietro a un così variegato minestrone resta comunque presente e ben palpabile, così come chiare sono direzione e intenzioni del suo demiurgo. Promosso a pieni voti anche questa volta, vedremo per quanto ancora il nostro campione avrà voglia di continuare a fare musica. 

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