• Mar
    18
    2016

Album

Caroline International

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Sono passati vent’anni da quando Danny Boyle sceglieva di chiudere l’epocale Trainspotting al ritmo di Born Slippy. NUXX: momento spartiacque per Karl Hyde e Rick Smith, ai tempi coadiuvati e rinvigoriti dal DJ Darren Emerson. Per i due, già all’epoca verso i quaranta e con già tante storie musicali alle spalle, si trattava dell’ultimo treno da prendere di corsa. Vent’anni dopo, su quel treno ci sono ancora. La loro peculiare proposta, rimescolamento di carte tra i picche techno, i quadri house, i cuori rock e i fiori pop, ha portato gli Underworld a diventare un’istituzione, ormai più materia di storia e di rave-ocazioni da festival estivi multipartisan che centro di aggiornamento musicale e emozionale. Sei anni dopo l’ultimo raffazzonato album (Barking), i due Underworld ritrovano la voglia di fare musica insieme: il risultato è il playing meno long della loro carrriera (44 minuti), tutto sommato meglio organizzato e più rotondo degli ultimi, sfuocati, lavori, ma sempre lontani dallo zeitgeist e dalla loro forma migliore (che per chi scrive risale a diciassette anni fa, con quel Beaucoup Fish ancora oggi freschissimo e gustoso). Il nuovo disco, dal titolo dalle risonanze private e personali (è una frase che il padre di Rick diceva alla madre, poco prima di morire), non difetta di identità; la personalità magnetica di Mister Hyde e la competenza di sound design del Signor Smith non sono in discussione; l’ascolto non è mai tedioso, anzi a tratti risulta pure piacevole; e tuttavia il lavoro non è sempre in linea con gli standard di qualità pretesi da cotanto brand, e pur nella sua concisione si arriva alla fine a corto di fiato e di (nuove) idee.

I Exhale, sintomatica opening track, sembra girare più lenta dei suoi 125 bpm, e con tanto di cori blah blah blah alla Damon Albarn sembra fare un po’ il verso all’anthem style marchio di fabbrica (funziona meglio la graffiante versione wonky house del remix di DJ Koze). Con il caldo downbeat di If Rah si azzecca invece tutto: mood, costruzione, suoni, ricordi balearici. Nella techno cinematica di Low Burn, dalle larghe aperture orchestrali, trova comodamente spazio il salmodiare di Hyde (che riprende il topos “the rhythm, the rhythm, the rhythm” già in Always Loved a Film di Barking). L’intermezzo acustico di Santiago Quatro (che i fan ossessivo-compulsuvi da forum ricordano già in un Lemonworld broadcast del 2008: a casa Underworld non si butta via niente) porta al momento meno felice dell’album: Motorhome è scialbo riempitivo idealmente vicino ai momenti più psichedelici di Surrender dei cugini Chemical Brothers. Convincono sicuramente di più gli strati millefoglie di Ova Nova ed il pop sognante di Nylon Strung, dove al mellifluo sornione Hyde si affianca una non identificata voce femminile.

Coprodotto da Lincoln Barrett aka High Contrast (scuderia Hospital Records), con cui gli Underworld avevano già collaborato per il drum & bass di Scribble e la non memorabile Moon In Water (in Barking), contraccambiando il favore nell’album del DJ gallese The Agony & The Ecstasy (2012), l’album si dimostra prescindibile, lasciando un po’ il tempo che trova, buono per rinfrescare con qualche traccia nuova un live set dal successo assicurato, ma soprattutto come pretesto per andare a riascoltare le vecchie cose. Barbara Barbara, we face a shining past.

14 Marzo 2016
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