• Feb
    08
    2019

Album

Polyvinyl Records

Add to Flipboard Magazine.

“Ragazza con cesto di frutta”. Ma più che a un Caravaggio, questo nuovo album degli Xiu Xiu è simile a un Pollock, per il groviglio di colori (in questo caso, di suoni), i contorni strambi, i chiaroscuri alla rinfusa. Che poi, se nel caso del pittore pioniere della New York School era lecito domandarsi se non avesse preso in mano il secchio con la vernice e l’avesse lanciato a caso contro la tela, qui la fatalità c’entra poco. Di sicuro Girl With Basket Of Fruit, prodotto da Angela Seo e Greg Saunier dei Deerhoof, non ha le forme definite del suo (quasi) omologo caravaggesco ma ogni tassello è studiato, ha la sua precisa funzione. Il fatto è che ce ne sono un’infinità, di tasselli, ed è quasi difficile sgarbugliare la matassa.

Un marasma imperscrutabile di suoni intrecciati, una deriva elettronico/cacofonica a base di fonemi stridenti, fracasso indistinto, rumori di fabbrica e ripetuto effetto hangar che si fondono con voci infernali, ansimanti, lamentose, versi strappati alle viscere della terra per un ultimo respiro, e laddove c’è abbastanza fiato in gola, ecco che urla lancinanti e sinistri fischiettii si fanno largo tra lo stridio delle catene di montaggio. E poi echi, riverberi, storture, dissonanze. Il tutto, intervallato da stralci di trasmissioni radio captate dall’oltrespazio, estratti di documentari d’epoca a richiamare l’elettro-rock testimoniale dei Public Service Broadcasting, e un linguaggio – per la prima volta – abbastanza prossimo all’hip-hop. Un ammasso di non-musica che, tuttavia, nel complesso assume una sua musicalità, una sua sensualità, un suo senso della velocità nonostante i ritmi siano perlopiù assenti o sghembi.

È opera futurista, questa ultima di Jamie Stewart e soci (oggi nella nuova lineup, con Thor Harris, Jordan Geiger e la stessa Seo), la quattordicesima di un’epopea iniziata all’alba del nuovo millennio. Futurista nel senso di Marinetti & co., nel senso di Einstürzende Neubauten e Throbbing Gristle, ma dalla portata radicalizzata, esasperata in chiave post-punk, fermi restando gli ovvi rimandi a Ministry e soprattutto Nine Inch Nails. Un saggio di maestria estremo, massimalista anche rispetto al pur non immediatissimo Forget, che certo non era Pet Sounds ma un barlume di aura pop ce l’aveva. Un disco dal piglio arty, urticante come un Trout Mask Replica, sperimentale come un Laughing Stock, lurido come un Children Of God. Un disco di quelli che si fanno perché “ci andava così”, e non per compiacere. Il rimando è a un futuro distopico e apocalittico, un mondo capovolto abitato da replicanti al titanio dalle fattezze antropiche, dove sono semmai le protesi – laddove applicate – a essere fatte di tessuti umani.

L’inferno in terra è abitato da zombie androidi risvegliati da questa sorta di Necronomicon cosmico. È violenza allo stato puro. È il brigante che nel cuore della notte vi sbuca dal vicoletto e vi prende a bastonate per il solo gusto di farlo. E quando di tanto in tanto allenta la morsa (Amargi Ve Moo, Pumpkin Attack On Mommy And Daddy) è solo per controllare che siate ancora vivi e poter così dare un senso al prosieguo del suo sfogo balordo. Il messaggio, alla fine, è un non-messaggio: semmai ci sarà un futuro, non riserverà nulla di buono.

9 Febbraio 2019
Leggi tutto
Precedente
HEALTH – VOL. 4: SLAVES OF FEAR
Successivo
[lessness] – Never Was But Grey

album

Xiu Xiu

Girl With Basket Of Fruit

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

Altre notizie suggerite