Recensioni

7

Del duo campano Yombe vi avevamo già parlato in occasione dell’omonimo EP d’esordio appena un anno fa, che li aveva immediatamente collocati sulla mappa dei progetti da tenere d’occhio con grande attenzione. L’album vero è proprio non si è fatto attendere troppo, la ricetta resta grossomodo la stessa, ma la miscela – pur senza grossi scossoni – è come, previsto e auspicato, rifinita e limata. Nel frullatore si butta un po’ di vago afrofuturismo e qualche suggestione tribale in scia del Woodkid più epico (diciamo quello di Iron), dei rimasugli UK funky e tanta house, oltre a pacchi di hip hop – ma (ancora) non si rappa – e anche qualche scoria trap e future r&b (i rullanti sono davvero asettici e asciugati all’osso). Il tutto è legato a confezionare un pop quadrato e di classe che, nonostante le sue tante contaminazioni, resta comunque per molti versi minimale ed essenziale nella sua elegante pulizia. L’altro nome da spendere sciorinando la pletora di riferimenti è Kelela (quella di LMK, chiaramente togliendo dalla formula un po’ di Arca e del giro Night Slugs) e, tra morbidezze soul e coretti vari, l’immaginario resta spesso quello di un minimal post-Aaliyah in HD (Nothing New to Me è sicuramente la traccia più esemplificativa a riguardo).

Il giro di vite sembra in generale più stretto sulla sfoglia pop, e infatti c’è il pezzone più smargiasso (Tonight) che guarda a Flume e fa l’occhiolino (ma funziona comunque molto bene). La palette è comunque succosa lungo tutta la sintetica scaletta (non lunghissima invero, si parla di 5 tracce vere e proprie), chiusa da una A Secret che innesta qualche scampanellio à la Godblesscomputers su un beat che è house ma flirta anche con spezzettamenti wonky. Il tutto è modaiolo, attuale e sempre ben fatto. A livello di futuribile spendibilità internazionale in ambito pop, insieme a Joan Thiele e Christaux (o anche, più contigui, Concerto), segnatevi definitivamente anche loro.

Voti
Amazon