Recensioni

In un mondo musicale in perenne evoluzione sembra esserci una certezza: il post-punk. Con i suoi riferimenti così ampi e variegati e i suoi confini così indefinibili, l’etichetta non fatica a trovare ancora oggi – a quasi trent’anni di distanza dagli albori – numerosi nuovi adepti e soprattutto a caratterizzare la contemporaneità nonostante un fardello revivalistico non sempre facile da smarcare. Alcuni degli album più importanti usciti nei primi mesi dell’anno, infatti, rientrano senza problemi all’interno nel macrocontenitore post-punk: il fragoroso esordio dei Viet Cong su tutti, l’omonimo degli Algiers con contaminazioni gospel e elettroniche, l’imminente ottimo comeback degli Ought, lo spoken targato Sleaford Mods, le vibrazioni noise-punk degli Institute, fino alle sfumature jangle dei Motorama. Dischi e band diversissime che a modo loro sfruttano alcuni crismi del post-punk per guardare altrove.
C’è anche chi, però, punta dritto alle origini senza compromessi o grossi melting-pot stilistici. È il caso degli Autobahn, band di Leeds che si è fatta lentamente strada con due EP, Autobahn 1 e Autobahn 2 (rispettivamente del 2013 e del 2014), prima di chiudersi in “studio” (virgolette d’obbligo, dato che si tratta di una chiesa abbandonata riadattata) per sei mesi per realizzare, con l’aiuto del produttore Matt Peel, l’esordio lungo Dissemble, pubblicato dalla stessa Tough Love ultimamente al lavoro con due gemme grezze danesi, Communions e Yung. I Joy Division sono chiaramente un punto di riferimento ingombrante, ma se per gruppi quali Interpol o Editors lo erano (usiamo il passato per riferirci ai loro lavori migliori) principalmente come pretesto per dialogare con l’indie rock e con il pop mantenendo quell’aura un po’ decadente e oscura, nel caso degli Autobahn – e dei concittadini Eagulls – lo sono per la medesima discendenza diretta dalle sonorità punk. Ovvero, la melodia non viene rifiutata, ma più che a generare armonia punta ad esprimere tensione e rabbia in modo passionale e con una certa urgenza comunicativa.
Pur circoscrivendo la proposta all’interno di soluzioni tutt’altro che imprevedibili (sezione ritmica serrata con basso sempre pulsante e in primo piano e chitarre a disegnare taglienti geometrie a volte angolari e altre volte semplicemente abrasive), Dissemble contiene numerosi episodi degni di nota: Missing In Action e il suo impatto violento spaccaossa, il singolo Immaterial Man e il suo concedersi incursioni in territori goth vicini ai Sisters of Mercy, Society – capace di racchiude il meglio dei cinque di Leeds in quattro minuti – e la conclusiva Deprivation, probabilmente l’unico brano del lotto in grado di entrare in testa al primo ascolto grazie ad una linea melodica immediata, immortalata da un Craig Johnson in formato Faris Badwan. Tra i solchi goth-punk di un disco piuttosto dinamico è possibile scorgere situazioni più riflessive nella prima parte di Suicide Saturday (un po’ un Horrors meets Bauhaus) e nella title track, l’episodio più sperimentale con voci sovrapposte, reverse loops e stratificazioni varie a creare suggestioni apocalittiche (“the worst is yet to come“, recitano) rese ancora più vivide da una produzione imperfetta che accentua i tratti ossessivi e claustrofobici.
Non cambia le carte in tavola, Dissemble, ciò nonostante presenta con decisione e con una certa continuità alcuni aspetti (un bel tiro e un buon carisma, ad esempio) che, opportunamente lavorati, potrebbero trasformare gli Autobahn in un importante punto di riferimento della scena post-punk mondiale. Preso per quello che è, l’esordio degli inglesi è comunque un disco di genere assolutamente convincente.
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