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Silkie - Panorama

Silkie - Panorama
29 Gennaio 2021 dubstep

Panorama è il nuovo album di Silkie, uscito in digitale e triplo vinile su Deep Medi Musik. Anticipato dal singolo Big 45, qui presente anche nel remix ad opera di Cimm, si tratta del ritorno sul lungo formato a sei anni di distanza dal precedente Fractals. Il producer londinese mette insieme dieci tracce che, coerentemente con le aspettative, si muovono nei paraggi del sound che ha procurato fama tanto allo stesso Silkie, quanto alla Deep Medi.

Siamo di fronte ad un dubstep dall’impianto senz’altro tradizionale, arricchito, come da copione per Silkie, da melodie sintetiche e sgargianti che occupano il centro della scena per tutto l’album. La maggior parte dei pezzi si regge su un halfstep in cui il minimalismo percussivo è controbilanciato dall’effervescenza dei synth, ma non mancano escursioni ritmiche in territori più intricati o con la cassa dritta di tradizione dub-stepper (la trascinante Ring Mod).

Quella di Silkie è bass music in technicolor, in cui convivono la profondità e cupezza di bassi e sub bass che si richiedono al genere, e un rivestimento superficiale scintillante e ipersaturo affidato alle melodie che stemperano i toni, finendo talora col risultare troppo zuccherine. Un dubstep preso bene, insomma, che mantiene l’andazzo funky anche quando i bassi wobblati si fanno più aggressivi (Strong & Stable, The Redeemer).

Panorama trabocca di accordi e melodie di stampo (g-)funk (Pyrrhic Victory, Did You Know, What You Want), che contribuiscono a conferire all’album un’aura da cazzeggio divertito, distanziandosi – ma senza recidere del tutto i legami – dalla narrazione di questo genere come musica ansiogena e da contemplazione intossicato-estatica. La memoria va a quel filone del dubstep all’epoca chiamato purple sound, i cui esponenti di spicco erano Joker, Guido, e, perché no, Silkie stesso. La ricetta purple prevedeva melodie ultra sintetiche glassate ‘80s e piglio electro-funk (e Equine Piper è la combo ideale fra dreadness di scuola Digital Mystikz e luci al neon violette).

Immaginate un Dâm-Funk che si dà all’halfstep (cosa che non ci dispiacerebbe accadesse realmente), aggiungete qua e là sample vocali alla maniera del primo James Blake e del Machinedrum di Room(s), il tutto impiantato sull’approccio deep e vagamente misticheggiante del continuum DMZ-Deep Medi, e avrete un quadro generale (ma parziale) dei dieci brani qui presenti.

Pur non essendo più al centro del ciclone come una decina di anni fa, questa scena continua a sfornare prodotti di qualità, e il ritorno di uno dei suoi prime mover ne è la testimonianza. Consigliato sia ai nostalgici sia a chi vuol farsi un’idea di quali fossero le sonorità “in” a cavallo dello scorso decennio.

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