Effetto Fennesz. Intervista agli OZmotic.

Abbiamo raggiunto via Skype gli OZmotic, duo torinese dal già lungo e ricco curriculum di esperienze in ambito jazz contemporaneo e sound design, ma che negli ultimi anni ha intrapreso un nuovo percorso dove l’elettronica ha assunto sempre maggiore rilevanza. I due musicisti, un sassofonista e un percussionista che in questa loro nuova fase preferiscono utilizzare i moniker di Stanislao Lesnoj e SmZ (anche se non è difficile reperire in rete i loro veri nomi…), possono fregiarsi di una prestigiosa collaborazione con Christian Fennesz, cominciata nel 2013 e che a giugno 2015 si concretizzerà con la pubblicazione di un album firmato come trio: AirEffect.

Come è nato il progetto? Come si è sviluppata la collaborazione con Fennesz?

Stanislao L.: Il progetto nasce da un mio trascorso. Io mi sono occupato per anni, e me ne occupo tutt’ora, di acustica ambientale e architettonica. Nel 2011 io e SmZ abbiamo partecipato con un nostro progetto ad un bando della Provincia di Torino per un lavoro sui soundscapes [Paesaggi Sonori, ndSA]. Abbiamo vinto il bando, la Provincia ha finanziato la produzione e siamo quindi andati sul territorio provinciale a fare field recordings. Abbiamo così raccolto tanti suoni, sia di origine antropica che di natura ambientale: dal fermento del mosto nelle botti di una cantina, registrato con fonometri particolari, all’urlo del cervo in amore registrato alle cinque del mattino in valle (qui c’è un esempio).

SmZ: Abbiamo pensato di raccontare i suoni sia dal “punto di vista” di chi ascolta, che dal “punto di vista” dell’oggetto stesso che produce il suono. Ad esempio, abbiamo registrato il suono del passaggio di un tram su un ponte sul Po a Torino utilizzando contemporaneamente un microfono a contatto sul cavo elettrico e un idrofono nell’acqua del fiume.

Stanislao: Quello che si sente nel disco è una selezione del lavoro di field recording che abbiamo fatto nella prima fase del progetto. Dopo di che c’è stata la parte compositiva, con un’attività di sintesi sia concettuale che strumentale/musicale, e nel  2012 abbiamo presentato il lavoro a Settembre Musica MiTo a Torino. Musica 90 ci ha chiesto se volevamo portare avanti il progetto e ci ha proposto di lavorare con Fennesz che, dopo aver ascoltato il nostro materiale, ha accettato. E’ cominciato così un intenso scambio a distanza per focalizzare il lavoro insieme. Nell’aprile del 2013, dopo due giorni di preparazione in studio, abbiamo fatto un live in trio. Il risultato del live è piaciuto molto sia a Christian che a noi, perché apriva – a noi che venivamo da esperienze nell’ambito della musica improvvisata e del jazz – nuove interessantissime possibilità. Così è venuta fuori l’ipotesi di fare un disco insieme, e nell’agosto del 2013 ci siamo trovati in studio per registrarlo.

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Dalla registrazione alla pubblicazione dell’album sono passati quasi due anni: come mai?

SmZ: Arriviamo dalla musica strumentale, e questo è il nostro primo lavoro vero nell’ambito dell’elettronica: abbiamo avuto bisogno di tempo per mettere ulteriormente a fuoco il progetto, lavorando molto sul dettaglio, limando e perfezionando per trovare la migliore fluidità – il disco è costituito da due suite, una per lato del vinile, più un epilogo finale presente nella versione digitale. Allo stesso tempo si sono risolte alcune questioni legate ai vincoli discografici e manageriali di Christian, che rimane uno dei punti di riferimento più importanti al mondo in ambito ambient/noise, e abbiamo potuto finalizzare il lavoro.

Stanislao: Per registrare il disco è bastata praticamente una sola giornata in studio, noi tre insieme, ma poi c’è voluto molto lavoro di sperimentazione da parte nostra per capire come gestire al meglio i suoni. Se la chitarra di Fennesz, in quanto strumento elettrico, va direttamente nelle macchine che elaborano il segnale, per noi il percorso è stato più lungo. Io suono il sassofono, SmZ è un percussionista: abbiamo dovuto fare molto per perfezionare il tutto.

OZmotic, AirEffect: quali connotazioni volete dare con questi nomi al progetto e all’album?

Stanislao: Il progetto OZmotic nasce qualche anno fa come associazione culturale. L’idea era quella di unire il più possibile i vari linguaggi artistici, ricercando appunto l’osmosi tra musica, danza, arti performative e teatro. Ultimamente abbiamo concentrato tutte le energie creative su AirEffect, dove il concetto di osmosi si ritrova sia nell’unione tra gli elementi acustici e gli elementi elettronici, che nell’interazione in tempo reale tra audio e video dei nostri live. Il titolo AirEffect spiega il concept del disco: l’apertura nel futuro di un’ipotetica scatola nera di suoni provenienti dall’attuale era antropocenica. L’aria è il mezzo che fisicamente consente la trasmissione di questi suoni, provenienti dai field recordings, dai nostri strumenti acustici e dall’effettistica elettronica.

Da quanto tempo voi due vi conoscete e collaborate?

Stanislao: Ci conosciamo ormai da una vita. Abbiamo cominciato a suonare insieme ventiquattro anni fa, quando abbiamo iniziato l’università, in quartetto insieme ad altri miei due compagni di facoltà – io sono laureato in fisica, SmZ è laureato in economia. Siamo andati avanti come quartetto per un po’ di anni, poi io per un certo periodo ho fatto il fisico a tempo pieno. Otto-nove anni fa ci siamo riconnessi per il progetto OZmotic.

Se doveste classificare AirEffect in un ideale negozio di dischi in quale scaffale lo mettereste?

SmZ: Tra “jazz contemporaneo” e “sperimentazione elettronica”. E’ un album che nel quale le influenze jazz sono evidenti, influenze che già nel nostro secondo disco non ci sono più…

Stanislao: AirEffect è stato per noi una svolta, ma è un disco che ha ancora colorazioni che provengono dal jazz. E’ molto ambient, nonostante ci siano suoni legati al noise. Tutto sommato io lo metterei sotto la voce “Elettronica ambient”.

E’ più ECM o Editions Mego?

Stanislao: Entrambe sono etichette a cui effettivamente avevamo pensato. Forse questo disco è ancora più ECM, mondo a cui noi siamo stati intimamente connessi, anche se probabilmente questo album sarebbe stato ancora un po’ troppo elettronico per loro, malgrado le aperture dell’ultimo periodo. Tra l’altro noi ora siamo ancora più lontani da quell’ambito. Stiamo seguendo con attenzione gli sviluppi attuali di label come Raster-Noton, Line, Denovali. Come duo abbiamo già un nuovo album pronto, Liquid Times che uscirà intorno a gennaio 2016, probabilmente ancora per Interbang/Folk Wisdom – dove le influenze jazz, ancora evidenti in AirEffect, non ci sono più.

Mi fate qualche nome di vostri riferimenti musicali, per i vostri rispettivi strumenti?

SmZ: Finché ho suonato con un drum set tradizionale i miei riferimenti erano quelli della grande scuola jazzistica americana, da Max Roach fino a Joey Baron, batterista dell’area zorniana attuale. Da quando lavoro nel progetto OZmotic il mio set è diventato assolutamente personale, perdendo le caratteristiche della batteria: non ho quindi altri riferimenti al di fuori di me stesso.

Stanislao: Per quanto riguarda il sax soprano il mio riferimento principale è sempre stato Steve Lacy. Ho amato moltissimo Garbarek, ma ho sempre cercato di non seguirlo come modello. Nell’ultimo periodo ho però cercato riferimenti più nelle voci che nei sassofoni, e mi sono concentrato su come Björk, Massive Attack, Radiohead hanno lavorato sulle linee melodiche della voce all’interno di dinamiche elettroniche.

Quali sono i vostri progetti aperti, attuali e futuri?

SmZ: Abbiamo appena ultimato le repliche di Drama Sound City, uno spettacolo di contaminazione tra arti performative e musica fatto insieme a Stalker Teatro.

Stanislao: Abbiamo inoltre già avviato un progetto di collaborazione con Murcof, che dovrebbe a breve trovare sbocchi ufficiali, e stiamo lavorando in questi giorni per fare qualche data estiva in trio con Fennesz. In questo periodo non è facile trovare spazio: vale per tutti, ma in modo particolare per una proposta trasversale come la nostra, che mette insieme strumentazione acustica ed elettronica più interventi video sound reactive, e per la quale non basta accendere un laptop e girare qualche manopola. Teniamo sempre presente che siamo in Italia…

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