At The Drive-In (US)

Biografia

Eredi legittimi del sacro fuoco di padri putativi come Fugazi, Bad Brains, Drive Like Jehu e Cap’n Jazz, gli At The Drive-In sono stati, nella seconda metà degli anni ’90, una delle realtà più solide della scena punk/hardcore mondiale. Parallelamente ai Refused, la band non ha semplicemente ribadito un verbo, ma è stata anche in grado di innestarvi termini ed espressioni mutuati come il prog e la psichedelia inglese (Pink Floyd soprattutto), ma anche il jangle-pop degli Smiths e l’emo dei contemporanei Sunny Day Real Estate. Proprio come i Refused, che con The Shape of Punk To Come – con i suoi inserti di elettronica, la produzione super raffinata e quelle citazioni di Charlie Parker/Dizzy Gillespie e del jazz tutto (ricordiamoci che il titolo è la citazione di The Shape of Jazz to Come di Ornette Coleman) – hanno decisamente modificato il modo di intendere il punk-hardcore (che in quel periodo era prettamente appannaggio di band di matrice californiana), gli ATD-I, con Relationship of Command, citano prog e jangle pop, flirtano con la vecchia guardia (Iggy Pop in Rolodex Propaganda) e dicono “ok, se i Fugazi sono il Padre e i Drive Like Jehu sono il Figlio, noi siamo lo Spirito Santo”. Gli ATD-I bruciano in fretta (anche se si formano nel 1993, la loro parabola dura all’incirca cinque anni, dal 1996 al 2001) per poi ritornare anni più tardi e non senza tensioni e veleni. Conclusa la loro missione, al netto delle successive reunion, la diaspora ha portato alla nascita di band come The Mars Volta, Sparta e Antemasque, formazioni che hanno portato il linguaggio del gruppo verso altre sonorità (il prog-punk spruzzato di Santana e latin dei Mars Volta e l’emo-core degli Sparta).

This Station is Now Operational

La loro storia parte dal Texas, e precisamente da El Paso, città al confine con il Messico. È il 1993, e il chitarrista diciasettenne Jim Ward decide di fondare con il diciannovenne cantante Cedric Bixler Zavala e alcuni loro compagni di scuola (Jarret Wrenn alla chitarra, Kenny Hopper al basso e Bernie Rincon alla batteria) gli At The Drive-In. Dopo i primi show a livello locale, gli ATD-I registrano (attingendo dai risparmi per il college di Jim Ward) il primo ed acerbo EP Hell Paso, pubblicato dalla propria etichetta Western Breed Records. Tre sole tracce ma estremamente esplicative e che mostrano già i prodromi degli ATD-I degli anni a venire. Solo un anno dopo, e migliaia di chilometri percorsi sulle strade di tutto il Texas, la band pubblica ¡Alfaro Vive, Carajo!, disco che vede l’ingresso in organico (temporaneamente al basso) di Omar Rodriguez Lopez e che attira le attenzioni di una Flipside Records che decide di metterli sotto contratto. L’arrivo di Lopez porta tecnica e potenza che, aggiunte alla capacità di scrittura di Zavala e Ward, vanno a formare una affilatissima trimurti, non solo esplosiva musicalmente ma soprattutto caratterialmente: non saranno rari infatti gli scontri tra i tre durante gli anni passati insieme. Il 1996 vede la pubblicazione del primo album Acrobatic Tenement, lavoro che consente alla band di girare in lungo e largo per gli States e di farsi conoscere dal pubblico grazie a un sound che si fa sempre più maturo, specie in sede compositiva, e in cui emerge sempre più il carattere melodico. Ispirato dalle primissime produzioni (Burritos, Inspiration Point, etc. etc. è del 1994) dei Cap’n Jazz dei fratelli Kinsella, Acrobatic Tenement contiene tracce interessanti come l’opener Star Slight e Initiation; brani acerbi che fanno però intuire il sound della band che verrà. Anche la produzione grezza e selvaggia è adeguata: nonostante sia costata appena 600$, riesce a catturare il furore e l’ingenuità dei cinque ragazzi.

Tra il 1996 e il 1997 va a completarsi quella che verrà ricordata come la formazione storica della band: Omar Rodriguez Lopez va alla chitarra lasciando il basso a Paul Hinojos, dietro le pelli va a sedersi Tony Hajjar, Cedric Bixler Zavala è alla voce e Jim Ward alla chitarra, in un rimescolamento che fa degli ATDI una delle band più multietniche della storia. Con questo organico (tranne Jim Ward, che si prende una pausa fino a In/Casino/Out e che viene sostituito qui da Ben Rodriguez) gli At The Drive-In registrano il loro terzo EP, questa volta per Off Time Records, ovvero El Gran Gorgo. Ispirato a uno dei personaggi di “Santa Sangre” di Alejandro Jodorowsky, El Gran Gorgo è il classico lavoro di transizione in cui la band comincia a prendere le misure ai nuovi componenti: brani cardine del disco sono Fahrenheit e Picket Fence Cartel, testimonianza concreta del nuovo sound della formazione. Il 1998 è l’anno di uscita del secondo album In/Casino/Out. Pubblicato da Fearless Records (la Flipside era in quel momento impossibilitata a pubblicare dischi per motivi economici) e prodotto da Alex Newport (noiser della prima ora con Fudge Tunnel e Nailbomb, insieme al Sepultura, Max Cavalera, e in seguito produttore per Mars Volta, Death Cab For Cutie e Melvins), In/Casino/Out è registrato in presa diretta e naturalmente rappresenta al meglio la forza live degli ATDI, giusto compromesso tra la ruvidezza di Acrobatic Tenement e la produzione eccelsa di Relationship Of Command.

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Live in action

Sono anni pieni di impegni live, il ’98 e il ’99, che vedono gli At The Drive-In in tour con The Get Up Kids e Rage Against The Machine. Gli impegni sui palchi non interrompono l’attività in studio dei cinque, che nel 1999 pubblicano, sempre su Fearless Records, il quarto e ultimo EP Vaya. Ventitrè minuti per sette canzoni, Vaya è l’album che segna la svolta “adulta” della band: più raffinato dei precedenti lavori (cominciano ad affacciarsi le percussioni e una velatissima elettronica) Vaya racchiude ottimi spunti come Rascuache, Proxima Centauri (basso à la Shellac e pedalare) e Ursa Minor (che poi è l’ennesimo tributo ai Fugazi), e di fatto inaugura il biennio più importante per la carriera della band Texana. Il nuovo millennio si apre con la release di Relationship Of Command (il meraviglioso artwork è opera di Damon Locks, collaboratore di lunga data di Rob Mazurekgià voce in passato dei Trenchmouth ed ora della Exploding Star Orchestra e curatore delle illustrazioni di São Paolo Underground, Pulsar Quartet e Starlicker), l’album più importante della discografia della band. Prodotto da Ross Robinson (produttore in quel periodo sulla cresta dell’onda crossover/alternative con lavori per Korn, Deftones, Limp Bizkit e Slipknot) e pubblicato da Fearless e dalla defunta Grand Royal dei Beastie Boys, Relationship Of Command è l’album perfetto per antonomasia: scritto, suonato e prodotto in maniera eccelsa, contiene al suo interno tracce diventate paradigmi per il genere, come la fulminante One Armed Scissor, Rolodex Propaganda (in compagnia di sua maestà Iggy Pop) e Invalid Litter Dept., brano di denuncia dei casi di omicidio quasi sempre irrisolti compiuti contro le donne che lavoravano nelle fabbriche (le “maquiladoras”) presso il confine messicano, che ha nel ritornello appiccicoso («dancing on the corpses’ ashes») la misura della capacità di scrittura della band. Relationship Of Command diventa un instant classic, incensato sia dalla stampa che dal pubblico, e gli ATD-I diventano un fenomeno mondiale. La furia degli esordi qui deflagra definitivamente, supportata da una produzione complessa ma allo allo stesso tempo attenta a non snaturare la forza live della band. Il missaggio finale però non convince Omar Rodriguez Lopez, che in più di un’occasione ribadirà che «il mix finale di Andy Wallace, splendida persona verso cui nutro una grande stima, ha totalmente rovinato il disco. Se pensate che il disco sia selvaggio, è perché non avete mai sentito i pre-mix. Le pressioni della casa discografica hanno portato il mix in una direzione che, secondo me, ha stravolto il disco. Ancora oggi, Relationship Of Command è l’unico disco su cui ho suonato che non riesco ad ascoltare». Alla fine, però, sarà più di un milione il numero di copie vendute; il maggior successo discografico della band.

Gli At The Drive-In sono all’apice della carriera, partono per un tour che tocca Stati Uniti, Europa e Giappone e che li vede protagonisti anche in showcase televisivi da Conan O’Brien e Letterman, ma qualcosa, all’interno, si sta sfaldando, e nel marzo 2001, dopo circa un anno di tour non-stop, i Nostri annunciano alla stampa una pausa a tempo indeterminato. Le cause ufficiali sarebbero da attribuire alla classica stanchezza e allo stress derivante dall’essere stati in tour ininterrottamente per sei anni; i più maligni sostengono invece che in realtà l’ego di Lopez-Zavala-Ward (la trimurti prima citata) fosse diventato smisurato e che le tensioni fossero giunte al punto di non ritorno. E qui avviene lo scisma più famoso dopo lo Scisma d’Oriente: da una parte la coppia afro Lopez e Zavala va a fondare prima i De Facto e poi i Mars Volta, dall’altra Ward, Hinojos (che poi raggiungerà Zavala e Lopez nel 2005 nei Mars Volta per occupare il ruolo di secondo chitarrista e manipolatore di suoni) e Hajjar danno vita agli Sparta. Mentre i primi si spingeranno in territori prog-psychedelic-hard-rock, i secondi rimarranno in qualche modo fedeli al post-hardcore, virando su sonorità più morbide e radio friendly. Nel 2005 la raccolta This Station Is Non-Operational (buon compendio per i neofiti, che raccoglie anche piccole rarità contenute solo nei singoli come le cover di Take Up Thy Stethoscope and Walk dei già citati Pink Floyd This Night Has Opened My Eyes degli Smiths) fa riaccendere i riflettori sulla band, ma di un ravvicinamento tra le parti proprio non si parla.

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Reunion(s)

Capitolo chiuso? Macché. Nel 2009 cominciano infatti a girare insistentemente voci di una reunion imminente della band, che verrà smentita con una dichiarazione di Omar in cui, riassumendo, si dice: «ormai siamo diventati grandi, è il momento di sotterrare l’ascia di guerra e tornare amici. Gli ATD-I sono finiti perché ci stava troppo stretto quello che facevamo, e riguardo alla reunion sono praticamente certo che non ci sarà. Tu torneresti a stare con la ragazza con cui stavi a quindici anni? Io no». Una pietra tombale che in realtà non è così definitiva. Al calare del 2011 l’annuncio della reunion diventa realtà, anche se, col senno di poi, tale reunion sarà in realtà funestata dai problemi, a partire dalla morte della madre di Lopez prima della partenza del tour, evento che minerà le sue perfomance fino a farlo sembrare un corpo estraneo alla band. Alla fine del tour Lopez dichiarerà: «suonare quei brani è stato chiudere un capitolo. Mentre suonavo pensavo a quanto fossi cambiato in questi anni e che la musica degli ATD-I non mi rappresentava più come musicista». No more At The Drive-In? Il 21 gennaio del 2016, quasi a ciel sereno, arriva l’annuncio del comeback e del relativo tour (l’Italia viene toccata il 7 aprile 2016 al Fabrique di Milano):«siamo tutti molto eccitati dall’idea di stare di nuovo tutti assieme, di stare nelle stessa stanza e di fare musica in un nuovo contesto», dichiara Omar Rodriguez Lopez in un’intervista rilasciata per Fuse. «Questo è il posto da cui veniamo. Abbiamo altre famiglie ora, viviamo in posti diversi, ma queste sono le nostre radici e una vera persona non dimentica mai le sue origini. È una sicurezza essere circondati da persone di cui ti fidi». «Ci siamo fatti le ossa in questa band», ha aggiunto Tony Hajjar. «Abbiamo dormito sul pavimento a due centimetri di distanza e ci siamo sempre presi cura l’uno dell’altro. Gli ATD-I per noi è sinonimo di casa, ed è bello tornare e sentire così tanta positività tra di noi». Una reunion quindi che non sarà molto probabilmente solo celebrativa, ma porterà quasi sicuramente alla scrittura di nuovo materiale in studio. Self destruct sequence aborted. This Station is Now Operational.

Eppure, con gli ATD-I, non va mai liscia del tutto e puntualmente arriva il colpo di scena: il 19 marzo 2016, a meno di una settimana dall’inizio del tour e tramite un post pubblico sulla pagina Facebook ufficiale, la band rende noto che il chitarrista (e saltuariamente anche pianista e chitarrista) Jim Ward non farà parte della reunion. Questo non impedisce al sospirato quarto album di vedere finalmente la luce dopo 17 anni. L’uscita di in • ter a • li • a non stravolge nessuna prospettiva. In compenso chi temeva che gli anni e il lungo stop potessero aver fiaccato l’ardore della band si deve ricredere. Gli At The Drive-In suonano esattamente come prima, con grande foga, e il loro post-hardcore è teso, convulso, fragoroso, ma sempre molto tecnico, una cifra  riconoscibile. La recensione – curata da Tommaso Iannini – sottolinea la riuscita di alcuni pezzi – in particolare Tilting at the Unvendor e Governed by Contagions con i suoi avvitamenti continui tra linea vocale e parti strumentali – pur rilevando che manca qualcosa a livello di songwriting per rinverdire i fasti di Relationship of Command.

A pochi mesi dalla pubblicazione di in • ter a • li • a, quasi a sorpresa, gli ATD-I in occasione del Black Friday del Record Store Day tornano con Diamanté, buon Ep di tre tracce pubblicato da Rise Records. Registrato e mixato ad Amburgo in estate, Diamanté conferma tutte le cose buone viste sul recente comeback confermando che gli ATD-I non siano tornati assieme per comodo, ma per adempiere ad un’esigenza comunicativa impellente che poteva e doveva essere acquietata solamente detonando watts e calpestando palchi. Se l’uscita di In • ter a • li • a aveva rassicurato i fan di primissimo pelo sulla validità di una Reunion che in verità era partita con qualche dubbio, l’EP tranquillizza tutti, mettendo gli ATD-I di nuovo al centro del villaggio della scena post-hardcore.

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