Destroyer (CA)

Biografia

Dal folk-rock al soul e al blues, passando per disco, funk e jazz, oltre a suggestioni iberiche e latine unite a testi poetici: una girandola di influenze che da sempre caratterizza l’essenza cantautorale di Destroyer, moniker dietro a cui si cela Dan Bejar.

Bejar è nato a Vancouver il 4 ottobre 1972, ma ha origini spagnole, e oltre che in Canada ha vissuto a lungo in Spagna: un fatto che ha suggestionato molto la sua musica, da sempre contraddistinta da un folk atipico e a tratti esotico. Paragonato più volte a David Bowie (con cui condivide soprattutto un approccio musicale audace e trasformista), Bejar si è presentato, fin dagli esordi a metà anni ’90, come uno dei musicisti più originali e prolifici (con all’attivo ben undici album e cinque EP a firma Destroyer) della sua generazione, pur mantenendo costante nel tempo la qualità del proprio lavoro. Un obiettivo raggiunto grazie alla volontà di non suonare mai uguale a se stesso, oltre che alla sperimentazione di generi e stili sempre diversi tra loro: “questo è il mio obiettivo, ripartire da zero ogni volta”.

La fondazione dei Destroyer risale al 1995, per iniziativa di Bejar, e nonostante la dicitura classica di “band”, il progetto appare immediatamente come la creatura privilegiata del musicista: una creatura poliforme (come testimoniano anche i numerosi cambi di formazione che seguiranno nel corso degli anni) che debutta l’anno seguente con We’ll Build Them a Golden Bridge. Sedici tracce dall’impianto fortemente lo-fi, lo stesso del successivo lavoro Ideas for Songs, una cassetta autoprodotta pubblicata nel 1997. Grazie a questi primi esperimenti, la popolarità di Bejar nel circuito undeground di Vancouver aumenta, e nel 1998 si uniscono al gruppo il produttore John Collins e Scott Morgan, rispettivamente al basso e alla batteria, per il terzo lavoro City Of Daughters: si tratta del primo album ad essere registrato in un vero studio, pur mantenendo una costruzione artigianale e prettamente a bassa fedeltà. Thief, del 2000, è invece il primo tentativo di Bejar di mettere maggiormente a fuoco il proprio suono, oltre che il primo disco a presentare una band di supporto su ogni traccia, grazie anche alla presenza di Jason Zumpano alla batteria e Stephen Wood alla chitarra. Il 2000 è anche l’anno in cui il musicista fonda, assieme a A.C. Newman e Neko Case, i New Pornographers : il loro esordio, Mass Romantic, esce lo stesso anno.

Nonostante gli impegni con i New Pornographers, Bejar non tralascia i suoi Destroyer. Il quinto album Streethawk: a Seduction, pubblicato nel 2001, rappresenta un’ulteriore evoluzione nel percorso dell’artista: è infatti il primo lavoro a catturare l’attenzione di pubblico e critica al di fuori del circuito canadese, e si tratta, per usare le parole dello stesso Bejar, di “una progressione”, ovvero della fine di un trittico cominciato con i precedenti City Of Daughters e Thief.

Dopo Streethawk: a Seduction, segue This Night, che esce nel 2002 tramite Merge Records. This Night presenta un netto cambio di stile, in un suono che si fa più stratificato, impegnativo e incentrato su un ricco amalgama di generi, in primo luogo un indie folk visionario e dal sapore psichedelico. Cambia, di nuovo, anche la line-up del gruppo: infatti, si uniscono Nicholas Bragg alla chitarra, Chris Frey al basso e Fisher Rose a batteria, violino, synth e piano. La stessa formula di un folk psichedelico e fuori dai canoni viene proposta nel lavoro seguente, Your Blues, del 2004: nell’album è presente una nuova componente baroque-pop, fortemente teatrale, che testimonia la volontà  di Bejar di seguire una nuova e personale traiettoria. Traiettoria che porta, due anni e un EP dopo (Notorious Lightning & Other Works, del 2005), a Destroyer’s Rubies , tra i dischi più importanti nella carriera di Destroyer: “un indiscutibile apice, grazie a meravigliose allucinazioni acoustic pop ispirate da Dylan e Beach Boys, Roy Harper e Robyn Hitchcock, Bowie e Stephen Malkmus” scriviamo, “un songwriting duttile e fantasmagorico, sul perenne filo tra logorrea folk e perfezione pop, intriso di una densità onirica fuori dal comune”.

Rubies è l’album che fa emergere la musica di Dan Bejar fuori dalle nicchie indipendenti, regalando al musicista recensioni entusiastiche da parte delle riviste specializzate. E nonostante l’ottimo traguardo come solista (essendo ormai da tempo Destroyer il moniker di un cantautore a tutti gli effetti, e non più la ragione sociale di una band), Bejar non rinuncia alle collaborazioni e ai progetti paralleli. Oltre alla fondamentale presenza nei New Pornographers, si unisce infatti ai Frog Eyes, che lo accompagnano anche nel già citato EP Notorious Lightning & Other Works.

L’ondata inaspettata di hype portata da Rubies, prosegue con Troubled In Dreams, del 2008: sempre più incentrato sulle visioni dell’artista, si tratta dell’album che ha l’arduo compito di bissare l’ottimo successo di Rubies, e che, pur confermando buoni doti cantautoriali, appare meno ispirato del suo predecessore, forse anche a causa dei numerosi impegni di Bejar. L’anno precedente aveva infatti visto la pubblicazione di Challengers dei New Pornographers, oltre che la creazione di un nuovo gruppo, gli Swan Lake: formati assieme a Spencer Krug dei Wolf Parade e Carey Mercer dei Frog Eyes, gli Swan Lake hanno all’attivo due album, Beast Moans del 2006 e Enemy Mine del 2009, pubblicati entrambi su Jagjaguwar. Inoltre, nello stesso periodo il musicista trova anche il tempo di cimentarsi, insieme alla compagna Sydney Vermont, nel duo folk-pop Hello Blue Roses, con cui pubblica The Portrait Is Finished, And I Have Failed To Capture Your Beauty.

Lo stacanovismo di Bejar è inarrestabile, e l’attività firmata Destroyer prosegue indisturbata nonostante le molte attività dell’artista. Dopo due EP (Bay Of Pigs del 2009 e Archer On The Beach del 2010), nel 2011 arriva il decimo album: si tratta di Kaputt, uno tra gli album più acclamati degli ultimi anni. Secondo Stefano Solventi, “Dan Bejar costruisce la più soffice strategia destabilizzante che sia lecito attendersi. Lo fa guardando al soft-rock, al blue-eyed soul, alla disco-funk, all’acid-jazz, ricorrendo ad astrazioni spacey e folk asprigno per addensare un impasto gelatinoso che sa farsi umorale e a tratti amniotico”. Un’altra pietra miliare nel cammino del musicista, che dal canto suo cita tra le influenze Miles Davis e Roxy Music, raccontando inoltre di aver cambiato anche il proprio modo di cantare: “a volte sono quasi incosciente mentre canto, ed un risultato che mi piace”. Una nuova consapevolezza che vale a Kaputt una serie di nuovi traguardi, tra cui il primo video musicale ufficiale e la prima apparizione televisiva, al Late Night with Jimmy Fallon. Inoltre, l’album è nominato al Polaris Music Prize del 2011.

Dopo due anni di silenzio, arriva un quinto EP, Five Spanish Songs , ispirato al personaggio di Antonio Luque, musicista sivigliano meglio conosciuto con il nome di Sr. Chinarro, che rappresenta un nuovo punto di partenza per il prossimo album. Nel 2015 arriva infatti l’atteso successore di Kaputt: si tratta di Poison Season, undicesimo album nella lunga carriera di Bejar, che mette a segno un altro importante risultato:“attraverso i 13 brani dell’album” scriviamo in recensione, il cantautore costruisce un filo narrativo fatto di suggestioni chamber-pop degne di David Bowie […], unite a strumentazioni orchestrali dove i protagonisti sono soprattutto sassofono e violino, oltre al crooning ispirato dello stesso Bejar. […] un mix di generi che evidenzia la grande eterogeneità di Poison Season, oltre che la volontà di non rifare un altro Kaputt”.

In occasione della promozione di Poison Season, Destroyer arriva in Italia per due date nel 2015 (il 7 novembre 2015 al Covo Club di Bologna e l’8 novembre 2015 all’Arci Biko di Milano) e una nel 2016 all’interno di Unplugged In Monti.

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