My Brightest Diamond (US)

Biografia

Polistrumentista (piano, chitarra, composizione), performer, attrice, la carriera dell’americana Shara Worden alias My Brightest Diamond si è sempre sviluppata all’insegna della contaminazione, tra rock, chamber, opera, cabaret e negli ultimi anni suggestioni minimalistiche ed elettroniche.

Nota nei primi 2000 per aver fatto parte degli Illinoismakers di Sufjan Stevens, la Worden nel 2005 inizia il progetto solista MBD, che inaugura un anno più tardi con il pop-rock di Bring Me The Workhorse. “E’ abbastanza inevitabile che il buon debutto venga immediatamente legato al nome di PJ Harvey come se To Bring You My Love ed Is This Desire? fossero tornati”, affermiamo in sede di recensione. “Per quanto Shara resti una polistrumentista affascinante ma non esattamente seminale, qualcosa del suo diamante, effettivamente, splende nel buio di quello che in molti altri casi sarebbe il solito disco della solita epigona di un one-woman-genre”.

Nel 2007 l’esordio viene rivisitato, con la collaborazione di remixers eccellenti (tra i quali Murcof): Tear It Down è suggestivo. Segue l’anno successivo l’album più completo e conosciuto dell’artista, A Thousand Shark’s Teeth: chamber pop stratificato con gli archi in primo piano e la voce duttile da soprano a tenere insieme il tutto. “In questo sophomore album la Worden si dimostra piuttosto sicura dei propri mezzi, finendo col non assomigliare a nessuna delle sue fonti ispirative, consce e inconsce. C’è un’impronta fortemente personale in cui MBD assomiglia deliziosamente solo a se stessa”.

Per l’occasione avevamo incontrato l’artista americana per una intervista, da cui viene fuori tutta la sua fascinazione teatrale e art rock, insieme al senso sottilmente metafisico e a un’ironia sottile e deliziosa. “C’è un tempo per essere fan, e un altro per proseguire sulle proprie gambe, un modo per crescere sempre e comunque”, dice a proposito della sua evoluzione. Segue una pausa di tre anni (e una maternità), per approdare nel 2011 al terzo disco,  All Things Will Unwind; opera di transizione, che sfiora a tratti il manierismo vocale e compositivo. “L’album se da un lato conferma Shara come magnifica continuatrice di se stessa, dall’altro le fa un po’ correre il rischio di rimanere ingabbiata in un’estetizzazione, si vedano certi principi di manierismo che cominciano ad affiorare, soprattutto dal punto di vista vocale”.

Poi tanti progetti e partecipazioni a un paio di film di Matthew Barney. Il 2014 la vede ritornare in forma: l’EP None More Than You, piuttosto orchestrale, anticipa This Is My Hand, dove l’americana mescola bene chamber, pop ed elettronica, in una grande unità compositiva e stilistica.

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